Ubu settete! 2004 (2° giorno)
sala piano terra ore 21.00
Stradevarie in:
SHOTA
Tratto liberamente da Kanun di Lek Dukagjin; da fiabe popolari balcaniche; da Come se io non ci fossi di Slavenca Drakulic; da
interviste contenute nell’Archivio della Memoria curato da Silvia Salvatici per conto di IOM (Organizzazione Internazionale per la Migrazione), Kosovo 2000/01
Adattamento drammaturgico, regia, interpretazione di Soledad Nicolazzi
Materiale fotografico di Andrea Balossi (immagini dal Kosovo, 2000/01) e Filippo Podestà (campo nomadi a Milano, 2000/01); associazione “Altrimenti”, Milano

Shota è una raccolta di storie di donne serbe, albanesi, bosniache, rom… Storie di resistenza quotidiana che partono dall’esigenza di raccontare: “in quanti modi diversi l’esperienza della guerra influisce sulla propria esistenza?” Per molte di queste donne la guerra ha creato le condizioni per un cambiamento improvviso di ruolo: le donne si sono trovate in breve tempo a mettersi in “panni” maschili, a prendere le decisioni importanti, a dover lavorare. Per altre la guerra ha significato una resistenza ossessiva, un aggrapparsi ciecamente ad un’idea: la propria terra, la propria casa. Ma guerra per molte ha significato anche la deportazione in campi di detenzione, o l’essere vittima di stupro. Molte cercarono di abortire o rifiutarono il bambino (come in alcune fiabe popolari balcaniche, in cui la protagonista partorisce un cane che sopprime o abbandona).

sala primo piano ore 22.15
Ygramul Le MilleMolte in:
RACCONTI DELL’ANTICA FORESTA.
Storie e fiabe del popolo indigeno dei Guaranì Kaiowà del Mato Grosso
Letture teatralizzate liberamente tratte da La nostra storia di Silvia Zaccaria
Ideazione, adattamento e regia di Ygramul Le MilleMolte
Con Massi mo Cusato, Si mone Di Pascasio, Aida Talliente, Chiara Visca
Musica in scena di Daniele Pittacci e Massimo Cusato
Videoproiezione di Fiammetta Mandich
Lettura di brani vari tratti da La nostra storia dell’antropologa Silvia Zaccaria, condita con l’esperienza di “Terzo Teatro” del gruppo Ygramul. Quattro attori narrano e interpretano varie storie e fiabe del popolo indigeno dei Guaranì Kaiowà del Mato Grosso, accompagnati da due musicisti e da immagini videoproiettate; ne risulta una narrazione teatralizzata dove i racconti di questo antico popolo indigeno prendono forma con gesti, suoni, ritmi, canti, immagini.

sala piano terra ore 23.30
amnesiA vivacE in:
PROFONDO DISPARI
Drammaturgia e regia di Daniele Timpano
Con Daniele Timpano e Alessandra Roca
La musica originale Canzone del cuore è di Marco Maurizi, Michela Gentili, Daniele Timpano

Un uomo è incatenato al suo attaccapanni e probabilmente non esce mai di casa. Una donna, che è forse la sua ragazza, forse sua madre o forse la Madonna, una donna che ha il viso coperto da una maschera fatta con carte da gioco, cercherà di strapparlo di casa, di portarlo al ristorante. Niente da fare. Due attori e un attaccapanni, una canzone un po' all'antica che fa da tormentone, lunghi silenzi e parole, parole, parole, nient'altro. Nella scatoletta della sala, come piccoli insetti spiati dal pubblico, i nostri due piccoli personaggi vivono e muoiono il loro dramma chiusi in una monade in cui sono l' uno all'altra poco più di una televisione a colori vista da una cella senza telecomando.


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