evento inconsistente di riposo collettivo nel corso della stagione artistica, addirittura.
performance innocue e allestimenti stanchi con party trattieni-sudore
di
Petra Arndt, Ali Assaf, Myriam Laplante, Hayley Newman,
Dragana Parlac, Branislav Petric, Gianni Piacentini
Le due serate di performance e istallazioni dal titolo MOSCIO seguono il progetto INGERENZE (rialtosantambrogio, 2002) che artisticamente rifletteva la globale condizione di insicurezza, paura, instabilità e nevrosi, che paiono ancora attuali.
Gli stessi artisti di allora, a cui si aggiunge Hayley Newman, con MOSCIO, interpretano l’atmosfera della società attuale, rispondendo ad una improbabile vitalità individuale e collettiva oltre che al parziale ottimismo politico.
Gli ambienti del rialtosantambrogio vengono, allo scopo, occupati discontinuamente come alterne zone paludose con una serie di istallazioni, performance e allestimenti.
Gli artisti presentano in modo autoriflessivo situazioni di un qualche torpore momentaneo o duraturo, di un temporaneo sfacelo, di uno svuotamento o di una sospensione della coscienza: rappresentazioni di rese per mancanza di interesse, d’energia o per sfinimento.
Chiave di accesso a MOSCIO è un’ironia davvero disarmante. Svincolato da ogni forma di desiderio, è un evento che non vuole entusiasmare o meravigliare. Al pubblico forse rimane un senso di estraneità nei confronti degli artisti concentrati in attività scombinate, in occupazioni insignificanti e ottuse e -sarebbe molto meglio- non condivise.
MOSCIO si pubblicizza come un evento artistico a trentasei gradi, non abbraccia con lo sguardo tutto il visibile né produce febbrili trasalimenti.


