in concerto
L’occasione è di quelle ghiotte dato che probabilmente non ci saranno altre possibilità di vedere da queste parti una delle cult band più oscure di sempre del rock underground americano.
I CAROLINER RAINBOW sono l’anello mancante tra Residents e Half Japanese da una parte e tutta la scena Skin Graft e la Now Wave! degli anni ’90 (US Maple, Flying Luttenbachers, Zeek Sheck, Mr Quintron per gli organetti, e tanti altri). A partire dall’iconografia fatta di pupazzoni cattivi, di babau fosforescenti fino alla musica rugginosa, cacofonica e dissacrante la loro influenza si ritrova nelle istanze più creative del rock freakkettone degli anni ’90, e non solo a Chicago, basti pensare a God is my co-pilot, Trumans Water, Old Time Relijun e persino il più melodico Dogbowl per il modo di architettare un rock baritonale ironico e imprevedibile, fino alle nuove leve Wolf Eyes, Animal Collective e Lightning Bolt. Circolano voci relative ad un coinvolgimento di alcuni membri del gruppo in formazioni come i Mr. Bungle e i Thinking Fellers Union Local 282, autentici fratelli di sangue dei Caroliner ai quali dedicheranno anche un disco tributo insieme ai Sun City Girls.

I Caroliner sono un gruppo profondamente americano, estremamente eclettici a livello di ispirazione e anche molto legati alle proprie radici che vengono dileggiate e omaggiate al tempo stesso. L’idea è quella di riportare in auge la musica americana del diciannovesimo secolo, a partire dal fortuito ritrovamento delle partiture della canzoni di Caroliner, il leggendario toro cantante che nel secolo scorso vagabondava di villaggio in villaggio cantando le canzoni degli uomini, e la cui carcassa continuò a cantare anche dopo morto...
La loro America non fa comodo a nessuno: non è certo la terra promessa pubblicizzata dai vari nazionalismi più e meno leciti presenti sul territorio ma non lascia nemmeno spazio a voci critiche troppo semplicistiche e parziali. Dai loro collage emerge un grande paese, giovane e vitale ma anche memore di eccidi e brutture d’ogni sorta. Ci sono spesso forti echi pellerossa nella loro musica, vicina anche ad altre tradizioni musicali in via d’estinzione e ciò li accomuna ai Sun City Girls, altri outsiders di lusso della scena statunitense, come loro tra gli esempi più espliciti di quella Junk Culture che negli anni ’80 viveva un periodo di grande diffusione.
Il gruppo ha sempre dichiarato stima incondizionata per l’opera del bluesman bianco Dock Boggs, la cui voce nasale e l’andatura dinoccolata compaiono frequentemente nei dischi del gruppo più strambo di San Francisco. “L’Anthology of American Folk Music di Harry Smith è il migliore regalo che possiate farvi” ricordano sovente nelle interviste.
Il combo si presenta da subito come credibile erede delle follie dei Residents ma se possibile anche più criptico e lontano dall’idea di concept che contraddistingueva questi ultimi. Il loro stage durante un concerto è completamente tappezzato di tendaggi sgargianti a mò di teatrino psichedelico, in cui è difficile distinguere gli elementi scenografici (braccia, teste, scatoloni, corpi d’animali, totem) dai musicisti che si presentano mascherati in tinta con il resto del paesaggio con colori che prediligono verdi e arancioni brillanti. Il tutto contribuisce a rendere perfettamente l’idea del carattere allucinatorio della musica proposta, una follia in cui la droga ha una parte minima essendo la messinscena il risultato di una centrifuga post moderna in cui si mescolano i parti più osceni dei meandri psichici dei musicisti con distortissime reminiscenze antropologiche legate alla storia americana.
La dimensione immaginativa è fondamentale per apprezzare una proposta volutamente ostica e incompromissoria e che, come dicevamo, è qualcosa di diverso da “musica” per divenire atto creativo artistico completo. Su tutto è proprio l’appoggiarsi ad un immaginario originalissimo e stupefacente a garantire ai Caroliner un posto tra le esperienze fondamentali del rock sotterraneo dagli anni ’80 ad oggi.
Non perdeteli per nulla al mondo, ne va dei vostri incubi.
DISCOGRAFIA SELEZIONATA:
"Rear End Hernia Puppet Show" (1985)
"I'm Armed With Quarts of Blood" (1986)
"Rise of the Common Woodpile" (1987)
"The Cooking Stove Beast" (1988)
"Strike Them Hard - Drag Them to Church"(1989)
"The Sabre Waving Saracen Wall" (1990)
"Banknotes, Dreams and Signatures" (1991)
"Rings on the Awkward Shadow" (1992)
"Sell Heal Holler" (1995)
"Our American Heritage, Vol 1" (1996)
“Lower Intestinal Clocks & Gut” (1998)
"Toodoos" (1999)
“An 1800's affectuant in an instrumental revue cdr” (2004)
“ Wine Can't Do It, Wife Won't Do!” (2004) 


