rassegna “Body Shot – corpo e movimento” III edizione
Daniele Di Maggio
Reificazione
integrale clarinetto basso
integrale clarinetto basso
Marco Colonna : clarinetto basso
Daniele Di Maggio : live electronics, composizione
Reificazione
1) Intro
2) L’Uomo-macchina
3) Artoxinovix
4) Cyclothymia
5) Paesaggio Utopico Secondo
6) Ode To Eric Dolphy
7) Finale
Il feticismo della merce, e quindi la mercificazione dei rapporti porta alla reificazione dell’uomo, intesa come riduzione a cosa tra le cose, come dissolvimento del singolo nelle regole del mercato e quindi alienazione dalla propria vera natura.
Qual è il pericolo? E’ quello di essere sopraffatti dalla reificazione, convincendosi che è logico e naturale ciò che invece è un prodotto storico e che quindi può essere superato.
Lo status quo, insomma, è espressione degli attuali rapporti di forza e non una verità immutabile e valida di per sé.
Due sono allora i possibili atteggiamenti di fronte al fenomeno: l’”apologia” dell’attuale ordinamento in quanto unico esito possibile dei rapporti “naturali” tra gli esseri umani oppure consapevolezza che un’altra vita è possibile. Da qui la speranza e il sogno dell’Utopia, la ricerca della possibilità oggettiva di cambiare le cose.
L’Uomo-macchina che vediamo all’inizio dell’opera sembra integrato suo malgrado in una società che regolamenta minuziosamente la sua vita secondo un codice di condotta che ha dei principi sacri e inviolabili.
La macchina produttiva ha una sua ferrea razionalità formalistica e ogni deviazione rispetto ad essa è fonte di errore, anzi il libero comportamento dell’essere umano è di per sé un errore.
L’uomo-macchina è consapevole di “comprare i propri sogni”, ma non è felice, è nevrotico e inquadrato.
Artoxinovix è la reificazione operata dalla religione, strumento di potere, che non fa altro che legittimare gli attuali rapporti di dominio e ne instaura altri di tipo psicologico-ricattatorio.
La religione invita a sopportare il “dolce giogo” di dio e di fatto giustifica e sostiene lo status quo.
Cyclothymia è lo stato che caratterizza il nostro uomo stretto nella morsa della reificazione. Cerca di integrarsi ma non ci riesce. Oscilla continuamente tra un falso ottimismo euforico e la più cupa depressione, alla ricerca di un senso che non trova.
Arriviamo così a Paesaggio Utopico Secondo, che è la possibilità di concepire un’alternativa attraverso l’Utopia, vista non come allontanamento irresponsabile dal “principio di realtà”, ma come rivendicazione del sogno in quanto strumento che possa far intravedere un nuovo orizzonte per l’umanità.
L’Ode To Eric Dolphy è un omaggio alla creatività, al sogno che si fa arte e che fa dire all’uomo: “io sono questo”, io non sono una cosa tra le cose, una merce tra le merci, ma posso essere anche questo.
E’ anche un inno alla fallibilità dell’uomo, all’errore che porta al progresso, alla spinta verso il superamento dei limiti, all’individualità creatrice.
DANIELE DI MAGGIO
Daniele Di Maggio è nato a Milano il 21 dicembre 1969.
Dopo i suoi studi di armonia, contrappunto, composizione e orchestrazione, nel 1993 ha iniziato a interessarsi alla contaminazione musicale.
Nello stesso anno, ha iniziato con I. Mancini una serie di studi di computer music, registrazione multitraccia e programmazione algoritmica, scrivendo alcune composizioni per apparecchiature elettroniche, come “Sluriumana”, per nastro magnetico e live electronics.
Nel 1994 ha vinto un premio in un concorso nazionale di composizione pianistica, organizzato dall’Associazione “De Musica”, con il brano “Klavierspiel”.
Nel 1995 ha approfondito le tematiche del gioco di ruolo e dello psicodramma, occupandosi di musica psicotropa e di psicoacustica.
Forte di questa esperienza, nel 1997, durante la manifestazione “Immaginaria 1997”, tenuta al Palalido di Milano, ha organizzato uno spettacolo multimediale basato sul musical “Rocky Horror Show”, che prevedeva parti scritte e sezioni improvvisate, condotte secondo le regole del gioco di ruolo dal vivo.
Ha fatto esperienza di arrangiamento e composizione jazz-rock, seguendo il “metodo Delamont” e studiando le teorie di Don Sebesky e Samuel Nestico.
Nel 1997 ha incontrato a Firenze il chitarrista americano Anthony Sidney, uno dei membri del line-up originale dei Perigeo, il noto gruppo jazz-rock, e per lui ha scritto due composizioni, “Toyshop in Florence”, per chitarra classica e “Slapstick”, per chitarra elettrica.
Un altro interesse del compositore è l’opera e ogni tipo di teatralizzazione della musica; già nel 1993 si è confrontato con l’opera, scrivendo l’atto unico “Bilbo e Gollum”, tratto da J.R.R. Tolkien, per la “Società Tolkieniana Italiana”, lavoro rappresentato successivamente a San Marino.
Nel 1997 ha scritto una composizione per il teatro dei burattini chiamata “Nu?”, per clarinetto basso e tastiera, e “Brancusi”, musica di scena per un lavoro ispirato al Teatro dell’ Assurdo.
Nel 2000 “Aerosax”, un quartetto di saxofoni italiano, gli ha commissionato una composizione per il “Valsassina Festival”, organizzato dal Conservatorio di Milano; per loro ha scritto “Out of whisky”, per mimo e quartetto di saxofoni.
Nel 2001 ha scritto “L’Arca”, lavoro teatrale per narratore, quartetto di saxofoni, due tastiere, contrabbasso e percussioni, basato sull’ episodio biblico del Diluvio.
Nel 2002 ha lavorato alla colonna sonora di un film sperimentale, chiamato “Happy Hour & ½”, diretto dalla regista italo-olandese Kyara van Ellinkhuizen; nel giugno dello stesso anno la colonna sonora è stata eseguita e registrata nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano da un’ orchestra di trenta elementi.
Nel 2004 il film è stato iscritto alla competizione degli Oscar e ha raggiunto il traguardo della “elegibility”.
Durante il 2005 e il 2006 Daniele Di Maggio si è occupato di musica da camera, scrivendo “Balagàn”, per fisarmonica bayan, flauto, clarinetto e violoncello, “Armando’s Dog”, per mandolino, mandola, mandoloncello e clarinetto basso, “Escape Hatch”, per flauto, clarinetto e marimba, “Alienazione”, in memoriam Bruno Maderna, per flauto solista e ensemble di 13 elementi.
Nell’estate del 2006 ha scritto “Ode To Eric Dolphy”, un omaggio a Dolphy per clarinetto basso, dedicato al grande virtuoso Harry Sparnaay, che lo ha eseguito a Roma il 18 novembre 2006 in occasione del Festival di “Nuova Consonanza”.
Per Harry Sparnaay ha scritto anche un altro pezzo chiamato “Mary is sleeping 2”.
Da allora ha composto per diversi prestigiosi solisti come Susan Nigro (controfagotto), Carla Rees (flauto contralto), Kathryn Ladano (clarinetto basso), Marco Colonna (clarinetto basso) e alcuni ensemble come il Quartetto Accademia e il New York Miniature Ensemble.
MARCO COLONNA
Nel 2001 partecipa al festival Rumori Mediterranei con il gruppo Fucina Fusion (produzione originale del Festival ) e nell'occasione frequenta workshop con Egberto Gismonti e Louis Sclavis. Nel 2003 fa parte dell'orchestra di Butch Morris nella sua 134a Conduction. Approfondisce lo studio delle musiche di tradizione e gitane e collabora attivamente con il gruppo Acquaragia Drom con cui si esibisce in tutto il mondo. (Stati Uniti,Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Israele, Malesia). Fondatore di IMPROMACHINE (Laboratorio permanente di arte contemporanea) in cui si dedica all’improvvisazione e alla musica classica contemporanea. Suona con: Enzo Rocco, Frank Gratkowski, Michel Godard, Omar e Emilio Tamez, Peter A.Schmid, Vincent Courtois. Collabora con Michele Rabbia. Da vita al Tagma duo, progetto di musica elettroacustica basato sulle innovative programmazioni al computer di Luigi Marino
Nel 2006 è invitato al festival “IV Encuentro de jazz y musica viva” a Monterrey (Messico) dove si esibisce con Andrew Cyrille, Gebhard Ullmann, Michael Vlatkovich, Jonathan Golove, Ramon Lopez, Teppo Hauta-aho, Agusti Fernandez (Tutte personalità di rilievo internazionale nell’ambito della musica contemporanea, dell’improvvisazione e del jazz).
Partecipa a numerosi spettacoli di teatro musicale come clarinettista e compositore, collaborando con il “Centro Mediterraneo Delle Arti” di Ulderico Pesce,il “Teatro dell’Orologio” e Teatro Brancaccio di Roma. Attualmente è nello spettacolo “Avec Le Temps – Dalida” con Maria Letizia Gorga per le musiche di Stefano De Meo e su testo di Pino Ammendola. Dedicatario del brano NO TIME ZONE per clarinetto basso solo e del brano VOCATIVO per clarinetto contrabbasso e violoncello del compositore Giorgio Colombo Taccani.
Collabora con il compositore Daniele Di Maggio di cui è dedicatario del brano “L’uomo macchina” e del brano per clarinetto contrabbasso solo “Urban Talks-book one”
Su invito del clarinettista basso Harry Sparnaay (solista di fama internazionale dedicatario di più di seicento opere per clarinetto basso di compositori di tutto il Mondo fra cui Yuasa, Xenakis, Berio) segue un corso di studi con lo stesso Sparnaay presso l’ESMUC a Barcellona.
Discografia:
Africa roots (Rai Trade)
Impromachine (Hoax Hobo)
Avec le Temps Dalida (CNI)
Fondamenta (Musicatoio)
La Gatta nel Sacco (Altrisuoni)
Qual è il pericolo? E’ quello di essere sopraffatti dalla reificazione, convincendosi che è logico e naturale ciò che invece è un prodotto storico e che quindi può essere superato.
Lo status quo, insomma, è espressione degli attuali rapporti di forza e non una verità immutabile e valida di per sé.
Due sono allora i possibili atteggiamenti di fronte al fenomeno: l’”apologia” dell’attuale ordinamento in quanto unico esito possibile dei rapporti “naturali” tra gli esseri umani oppure consapevolezza che un’altra vita è possibile. Da qui la speranza e il sogno dell’Utopia, la ricerca della possibilità oggettiva di cambiare le cose.
L’Uomo-macchina che vediamo all’inizio dell’opera sembra integrato suo malgrado in una società che regolamenta minuziosamente la sua vita secondo un codice di condotta che ha dei principi sacri e inviolabili.
La macchina produttiva ha una sua ferrea razionalità formalistica e ogni deviazione rispetto ad essa è fonte di errore, anzi il libero comportamento dell’essere umano è di per sé un errore.
L’uomo-macchina è consapevole di “comprare i propri sogni”, ma non è felice, è nevrotico e inquadrato.
Artoxinovix è la reificazione operata dalla religione, strumento di potere, che non fa altro che legittimare gli attuali rapporti di dominio e ne instaura altri di tipo psicologico-ricattatorio.
La religione invita a sopportare il “dolce giogo” di dio e di fatto giustifica e sostiene lo status quo.
Cyclothymia è lo stato che caratterizza il nostro uomo stretto nella morsa della reificazione. Cerca di integrarsi ma non ci riesce. Oscilla continuamente tra un falso ottimismo euforico e la più cupa depressione, alla ricerca di un senso che non trova.
Arriviamo così a Paesaggio Utopico Secondo, che è la possibilità di concepire un’alternativa attraverso l’Utopia, vista non come allontanamento irresponsabile dal “principio di realtà”, ma come rivendicazione del sogno in quanto strumento che possa far intravedere un nuovo orizzonte per l’umanità.
L’Ode To Eric Dolphy è un omaggio alla creatività, al sogno che si fa arte e che fa dire all’uomo: “io sono questo”, io non sono una cosa tra le cose, una merce tra le merci, ma posso essere anche questo.
E’ anche un inno alla fallibilità dell’uomo, all’errore che porta al progresso, alla spinta verso il superamento dei limiti, all’individualità creatrice.
brevi biografie
DANIELE DI MAGGIO
Daniele Di Maggio è nato a Milano il 21 dicembre 1969.
Dopo i suoi studi di armonia, contrappunto, composizione e orchestrazione, nel 1993 ha iniziato a interessarsi alla contaminazione musicale.
Nello stesso anno, ha iniziato con I. Mancini una serie di studi di computer music, registrazione multitraccia e programmazione algoritmica, scrivendo alcune composizioni per apparecchiature elettroniche, come “Sluriumana”, per nastro magnetico e live electronics.
Nel 1994 ha vinto un premio in un concorso nazionale di composizione pianistica, organizzato dall’Associazione “De Musica”, con il brano “Klavierspiel”.
Nel 1995 ha approfondito le tematiche del gioco di ruolo e dello psicodramma, occupandosi di musica psicotropa e di psicoacustica.
Forte di questa esperienza, nel 1997, durante la manifestazione “Immaginaria 1997”, tenuta al Palalido di Milano, ha organizzato uno spettacolo multimediale basato sul musical “Rocky Horror Show”, che prevedeva parti scritte e sezioni improvvisate, condotte secondo le regole del gioco di ruolo dal vivo.
Ha fatto esperienza di arrangiamento e composizione jazz-rock, seguendo il “metodo Delamont” e studiando le teorie di Don Sebesky e Samuel Nestico.
Nel 1997 ha incontrato a Firenze il chitarrista americano Anthony Sidney, uno dei membri del line-up originale dei Perigeo, il noto gruppo jazz-rock, e per lui ha scritto due composizioni, “Toyshop in Florence”, per chitarra classica e “Slapstick”, per chitarra elettrica.
Un altro interesse del compositore è l’opera e ogni tipo di teatralizzazione della musica; già nel 1993 si è confrontato con l’opera, scrivendo l’atto unico “Bilbo e Gollum”, tratto da J.R.R. Tolkien, per la “Società Tolkieniana Italiana”, lavoro rappresentato successivamente a San Marino.
Nel 1997 ha scritto una composizione per il teatro dei burattini chiamata “Nu?”, per clarinetto basso e tastiera, e “Brancusi”, musica di scena per un lavoro ispirato al Teatro dell’ Assurdo.
Nel 2000 “Aerosax”, un quartetto di saxofoni italiano, gli ha commissionato una composizione per il “Valsassina Festival”, organizzato dal Conservatorio di Milano; per loro ha scritto “Out of whisky”, per mimo e quartetto di saxofoni.
Nel 2001 ha scritto “L’Arca”, lavoro teatrale per narratore, quartetto di saxofoni, due tastiere, contrabbasso e percussioni, basato sull’ episodio biblico del Diluvio.
Nel 2002 ha lavorato alla colonna sonora di un film sperimentale, chiamato “Happy Hour & ½”, diretto dalla regista italo-olandese Kyara van Ellinkhuizen; nel giugno dello stesso anno la colonna sonora è stata eseguita e registrata nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano da un’ orchestra di trenta elementi.
Nel 2004 il film è stato iscritto alla competizione degli Oscar e ha raggiunto il traguardo della “elegibility”.
Durante il 2005 e il 2006 Daniele Di Maggio si è occupato di musica da camera, scrivendo “Balagàn”, per fisarmonica bayan, flauto, clarinetto e violoncello, “Armando’s Dog”, per mandolino, mandola, mandoloncello e clarinetto basso, “Escape Hatch”, per flauto, clarinetto e marimba, “Alienazione”, in memoriam Bruno Maderna, per flauto solista e ensemble di 13 elementi.
Nell’estate del 2006 ha scritto “Ode To Eric Dolphy”, un omaggio a Dolphy per clarinetto basso, dedicato al grande virtuoso Harry Sparnaay, che lo ha eseguito a Roma il 18 novembre 2006 in occasione del Festival di “Nuova Consonanza”.
Per Harry Sparnaay ha scritto anche un altro pezzo chiamato “Mary is sleeping 2”.
Da allora ha composto per diversi prestigiosi solisti come Susan Nigro (controfagotto), Carla Rees (flauto contralto), Kathryn Ladano (clarinetto basso), Marco Colonna (clarinetto basso) e alcuni ensemble come il Quartetto Accademia e il New York Miniature Ensemble.
MARCO COLONNA
Nel 2001 partecipa al festival Rumori Mediterranei con il gruppo Fucina Fusion (produzione originale del Festival ) e nell'occasione frequenta workshop con Egberto Gismonti e Louis Sclavis. Nel 2003 fa parte dell'orchestra di Butch Morris nella sua 134a Conduction. Approfondisce lo studio delle musiche di tradizione e gitane e collabora attivamente con il gruppo Acquaragia Drom con cui si esibisce in tutto il mondo. (Stati Uniti,Spagna, Francia, Germania, Portogallo, Israele, Malesia). Fondatore di IMPROMACHINE (Laboratorio permanente di arte contemporanea) in cui si dedica all’improvvisazione e alla musica classica contemporanea. Suona con: Enzo Rocco, Frank Gratkowski, Michel Godard, Omar e Emilio Tamez, Peter A.Schmid, Vincent Courtois. Collabora con Michele Rabbia. Da vita al Tagma duo, progetto di musica elettroacustica basato sulle innovative programmazioni al computer di Luigi Marino
Nel 2006 è invitato al festival “IV Encuentro de jazz y musica viva” a Monterrey (Messico) dove si esibisce con Andrew Cyrille, Gebhard Ullmann, Michael Vlatkovich, Jonathan Golove, Ramon Lopez, Teppo Hauta-aho, Agusti Fernandez (Tutte personalità di rilievo internazionale nell’ambito della musica contemporanea, dell’improvvisazione e del jazz).
Partecipa a numerosi spettacoli di teatro musicale come clarinettista e compositore, collaborando con il “Centro Mediterraneo Delle Arti” di Ulderico Pesce,il “Teatro dell’Orologio” e Teatro Brancaccio di Roma. Attualmente è nello spettacolo “Avec Le Temps – Dalida” con Maria Letizia Gorga per le musiche di Stefano De Meo e su testo di Pino Ammendola. Dedicatario del brano NO TIME ZONE per clarinetto basso solo e del brano VOCATIVO per clarinetto contrabbasso e violoncello del compositore Giorgio Colombo Taccani.
Collabora con il compositore Daniele Di Maggio di cui è dedicatario del brano “L’uomo macchina” e del brano per clarinetto contrabbasso solo “Urban Talks-book one”
Su invito del clarinettista basso Harry Sparnaay (solista di fama internazionale dedicatario di più di seicento opere per clarinetto basso di compositori di tutto il Mondo fra cui Yuasa, Xenakis, Berio) segue un corso di studi con lo stesso Sparnaay presso l’ESMUC a Barcellona.
Discografia:
Africa roots (Rai Trade)
Impromachine (Hoax Hobo)
Avec le Temps Dalida (CNI)
Fondamenta (Musicatoio)
La Gatta nel Sacco (Altrisuoni)


