rassegna “Body Shot – corpo e movimento” III edizione
“i” 1° Studio
“i” 1° studio
Kataklisma
con: Isabella Di Cola, Vincenzo Manna
drammaturgia e regia: Elvira Frosini

...poche righe, perché la materia è ancora informe, il titolo è provvisorio, lo studio è in nuce. Il territorio è quello della presenza/assenza, del dentro e del fuori, il bordo dell'immagine, la metamorforsi energetica e la sospensione (del mondo, del discorso, del senso? ...). Si eccede l'opacità del reale attuando dispositivi di rappresentazione, attraversando gli immaginari, i cliché, il banale e il quotidiano, la relazione e la possibilità di rappresentar-si...la materia dunque è l'orrore quotidiano stratificato nel banale, nell'ovvio, la violenza che sta sotto il livellamento del desiderio, della visione della realtà, lo sterminio di noi stessi, senza garanti.
“i” non racconta, accosta, sospende, accumula, rompe, scolla, procede per ellissi, salti, ritmo spezzato.
“i” non racconta, accosta, sospende, accumula, rompe, scolla, procede per ellissi, salti, ritmo spezzato.
KATAKLISMA - lavora intorno alla presenza/assenza del corpo in scena, il passaggio, l'interstizio, la breccia che si apre e l'imminenza che non si attua, ponendo al centro il problema della rappresentazione. Attraversa e scardina generi, segni e mezzi per tentare di ricodificare momentaneamente linguaggi e sensi, sfuggendo programmaticamente a una classificazione.
Kataklisma è tra le compagnie emergenti nel panorama del nuovo teatro contemporaneo.
È un gruppo indipendente di progettazione, produzione e ricerca. Conduce un’analisi originale sui linguaggi scenici ponendo al centro del proprio lavoro il problema della rappresentazione e partendo dal dato fondamentale di un'epoca in cui la realtà e i suoi diversi livelli sono immersi ed oggettivizzati nella rappresentazione, iperesposizione, banalizzazione ed uso retori o della comunicazione.
Kataklisma affronta questo dato partendo dal corpo come elemento fondante, in un lavoro di teatro fisico e non pone a priori questioni di generi e mezzi, ma s’interroga sugli elementi alla radice del teatro come il rapporto con lo spettatore, il palcoscenico, il rapporto con le immagini e la possibilità di reazione di senso. La fluidificazione dei mezzi espressivi e la loro continua eterogeneità, la modificazione del contesto o la sua distruzione e ricostruzione, la possibilità di tollerare la frammentazione e la dispersione (dei linguaggi, del senso, delle immagini, dei mezzi e delle condizioni stesse della reazione), la transitorietà e provvisorietà dell’azione, l’incongruenza e la desertificazione, un’ironia di fondo e il rapporto con un certo orrore sotterraneo installato sotto il quotidiano: questi gli elementi sui quali la compagnia in entra il proprio lavoro.
Il teatro di Kataklisma si muove ntorno all’“esserci”, alla presenza fisica sulla scena, al passaggio, all’attraversamento del luogo: inevitabilmente il lavoro è sull’assenza, come condizione costantemente sperimentata, sull’evocazione e il riverbero della presenza, sull’insolito e il paradosso.
Il lavoro è trasversale: per corre, attraversa e scardina vari generi e segni e mezzi per tentare di ricodificare momentaneamente linguaggi e sensi, sfuggendo programmaticamente a una classificazione.
Il lavoro sul corpo è nella direzione della consapevolezza, della disponibilità, dell’abbandono di schemi fissi, potenziale punto di deflagrazione.
I progetti non assumono a priori confini e limiti di generi, luoghi, ambiti. S’innestano in spazi di rappresentazione tradizionali, urbani, luoghi non convenzionali, dando vita a performance, incursioni in spazi urbani, mi ro-performance, installazioni, spettacoli.
È un gruppo indipendente di progettazione, produzione e ricerca. Conduce un’analisi originale sui linguaggi scenici ponendo al centro del proprio lavoro il problema della rappresentazione e partendo dal dato fondamentale di un'epoca in cui la realtà e i suoi diversi livelli sono immersi ed oggettivizzati nella rappresentazione, iperesposizione, banalizzazione ed uso retori o della comunicazione.
Kataklisma affronta questo dato partendo dal corpo come elemento fondante, in un lavoro di teatro fisico e non pone a priori questioni di generi e mezzi, ma s’interroga sugli elementi alla radice del teatro come il rapporto con lo spettatore, il palcoscenico, il rapporto con le immagini e la possibilità di reazione di senso. La fluidificazione dei mezzi espressivi e la loro continua eterogeneità, la modificazione del contesto o la sua distruzione e ricostruzione, la possibilità di tollerare la frammentazione e la dispersione (dei linguaggi, del senso, delle immagini, dei mezzi e delle condizioni stesse della reazione), la transitorietà e provvisorietà dell’azione, l’incongruenza e la desertificazione, un’ironia di fondo e il rapporto con un certo orrore sotterraneo installato sotto il quotidiano: questi gli elementi sui quali la compagnia in entra il proprio lavoro.
Il teatro di Kataklisma si muove ntorno all’“esserci”, alla presenza fisica sulla scena, al passaggio, all’attraversamento del luogo: inevitabilmente il lavoro è sull’assenza, come condizione costantemente sperimentata, sull’evocazione e il riverbero della presenza, sull’insolito e il paradosso.
Il lavoro è trasversale: per corre, attraversa e scardina vari generi e segni e mezzi per tentare di ricodificare momentaneamente linguaggi e sensi, sfuggendo programmaticamente a una classificazione.
Il lavoro sul corpo è nella direzione della consapevolezza, della disponibilità, dell’abbandono di schemi fissi, potenziale punto di deflagrazione.
I progetti non assumono a priori confini e limiti di generi, luoghi, ambiti. S’innestano in spazi di rappresentazione tradizionali, urbani, luoghi non convenzionali, dando vita a performance, incursioni in spazi urbani, mi ro-performance, installazioni, spettacoli.


