31/03/08 - 02/04/08 19
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2° Appuntamento V EDIZIONE
FestArteFestival mostra
dei ritratti visivo/poetici ESTRATTI D’ESSERE

Lunedì 31 Marzo ore 19
Mart 1 e Merc 2 Aprile – h :16 > h : 20



presentano

Con la Collaborazione di Uninettuno università telematica internazionale
patrocinata da Federculture Con la collaborazione musicale di Leo Pari e Intiman
media partner NEXT EXIT creatività e lavoro - radio LifeGate - Roma C’è


mostra dei ritratti visivo/poetici
ESTRATTI D’ESSERE
“fatti ritrarre! Giochi visivi e poetici d’artista”
VERNISSAGE
Lunedì 31 marzo ore 19
1 e 2 Aprile h.16 > h.20

mostra delle ex-tempore visivo poetiche realizzate il 29 Marzo al pubblico presente durante l'Happening

la mostra è la risultante delle ex-tempore visive degli artisti della Accademia di Belle Arti
Ana Maria Terzoni , Celeste Aresu, Elisa De Paolis, Giacomo Orondini, Laura Zidda, Valentina Nichelini, Valentina Pompei

e delle poetiche degli scrittori
Laura Pugno, Massimo Sannelli, Sara Ventroni, Marco Simonelli, Gian Piero Stefanoni, Serena Maffia, Maria Grazia Calandrone, Lidia Riviello, Giulio Marzaioli, Elisa Davoglio.





ESTRATTI D’ESSERE
GLI ARTISTI VISIVI - DELLA ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI ROMA
Il Curriculum e il loro Progetto Extempore. Ovvero!
Cosa succederà durante l’happening?


Ana Maria Terzoni
Nasce nell’85 e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma. Nonostante la sua giovane età, è attivissima nella scena pittorica, il suo lavoro è infatti in continua crescita. Tra le sue numerose mostre la personale all’Ass.Cult. Duncan 3.0, nella galleria La pigna “In Riproducibile”, e varie esposizioni alla notte Bianca.

Il suo progetto extempore
Stimola l’espressività dell’esecutore (pubblico), attraverso un viaggio nell’immagine che parte da lui munito di pennarello, per arrivare sulla SCHIENA NUDA dell’artista, e concludersi su di una tavola di plexiglass.
Lo stimolo del pubblico, sulla pelle corpo/sensibile si tradurrà, come in un filo diretto in incisioni e segni. Una procedura come dice l’artista per stimolare l’espressività del pubblico. La schiena con la moltitudine di segni realizzati, sarà infine la sommatoria, la risultante di “esperienze grafiche” di persone comuni.
Materiale: pirografo su plexiglass.


Celeste Aresu
Nasce a Roma nel 1984, ha partecipato a varie mostre con diverse associazioni, e alla mostra di pittura per la raccolta Fondi Telethon alla Banca del Lavoro di Iglesias. È interessata alle diverse discipline virtuali, e alla video arte, ha frequentato corsi di Grafica Multimediale e disegnatore Tridimensionale. Diplomanda all’Accademia di Belle arti di Roma.

Il suo progetto extempore
Il mio lavoro consiste nel fare, attraverso UNA VIDEOCAMERA UN’ INTERVISTA A SCOPO CONOSCITIVO ed estrapolare l'essenza della personalità che si rivela in quel momento, tramite le espressioni facciali che cambiano man mano che il soggetto riceve uno stimolo e risponde.
Quando vogliamo conoscere una persona, ci parliamo, facciamo delle domande ma le parole spesso sono superflue, a volte ingannevoli, mentre tutto ciò che il nostro corpo esprime, mentre il pensiero è occupato anche in un'attività banale come rispondere a semplici domande, anche solo uno sguardo, è qualcosa di vero del profondo. Registrare queste espressioni equivale a conoscere uno dei lati + istintivi e veri della persona, e quindi ritrarla nel profondo.


Elisa de Polis
Nasce a Roma il 29-06-83, diplomanda in pittura all'Accademia delle Belle Arti di Roma con una tesi in storia dell'arte.
Ha partecipato ad alcuni concorsi e mostre, nel corso degli anni, da quando ha iniziato a dipingere, all'incirca verso i dodici anni. Negli ultimi anni ha avuto modo di organizzare due personali. Nel 2007 ho partecipato alla pubblicazione di un libro (Salto nel vuoto, Gangemi), curato dalla professoressa T.Musi.

Il suo progetto extempore
su dei fogli di cartoncino opportunamente preparati con del colore ad olio andrò a disegnare a matita il ritratto della persona: la matita inciderà sul color ancora fresco. il ritratto tuttavia non verrà effettuato in maniera canonica: io-che-guardo-il-soggetto. IO GUARDERO’ SOLO IL DISEGNO, mentre TOCCHERO’ CON LA MANO SINISTRA IL VOLTO DELLA PERSONA RITRATTA disegnerò sul foglio quello che sento sotto le dita. il ritratto diventa per me a questo punto solo un mezzo, una scusa per entrare in contatto con una persona a me sconosciuta, in un modo invasivo, anche se delicato (nessuno si fa toccare il volto da sconosciuti).


Elisabetta Petrone
Nasce il 20 ottobre del 1984 a Battipaglia in provincia di Salerno. Diplomata nel 2003 presso l’Istituto Statale d’Arte F.Menna di Salerno. Studia all’Accademia di Belle Arti e prossima al diploma. Partecipata a vari concorsi estemporanei di pittura regionali, e piccole mostre. A Roma ha collaborato alla realizzazione di una scenografia per uno spettacolo teatrale, con esposizione dei quadri, collettiva in accademia, e piccole personali in locali notturni.

Il suo progetto extempore
Lavorerà con UN COLORE PER OGNI PARTICOLARE....come si sa ogni colore come dice Kandinskj è paragonato ad una nota, Elisabetta lo paragona ad un profumo, in un gioco sensuale e concettuale. E così per ogni persona ritratta l’artista tradurrà le sue percezioni olfattive, in un colore. E per completare il ritratto userà un oggetto particolare…


Giacomo Orondini
Nasce a Lecce il 25/10/78, si è diplomato presso la scuola Internazionale Comics di Roma, è stato allievo del pittore Alberto Parres, presso Ass.Cult. la Porta Blu, nel 2001 ha partecipato alla performance fotografica di Spencer Tunik in Piazza Navona. Nel 2007 Ha partecipato ad un progetto sull’arte contemporanea in un percorso didattico della Galleria Nazionale di Arte Modera di Roma, questo con la pubblicazione del libro Salto nel Vuoto, curato dalla prof. Musi. Ha diverse esposizione tra cui la personale presso la Studio Caronte. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Il suo progetto extempore
Il dado.
Un venditore, un croupier, questo sarà Giacomo, che rinchiuderà i suoi RITRATTI FATTI CON LA POLAROID IN BARATTOLI DI VETRO, ma proprio per mezzo della sua performativa intraprendenza essi si contorneranno di terre, e quant’altro ci regalerà l’effimera casualità di un dado lanciato. 6 sono i lanci definiti da regole e categorie simboliche, e ogni numero un elemento prestabilito, appartenente alla categoria.
Un divenire di evocazioni e suggerimenti diverranno gli elementi della persona ritratta, sia che ad essi non soddisfino la percezione che ha di sé stessa, per giungere poi con il sesto lancio al lavoro finale. Il ritratto della persona è quindi lasciato al caso e non al soggetto stesso o all’artista.


Laura Zidda
Nasce il 9 maggio 1984 a Nuoro. é iscritta all’accademia di belle arti di Roma, diplomanda al corso di pittura. Il campo artistico che preferisce è quello performativo: per questa ragione ha frequentato diversi corsi teatrali e ha partecipato a diverse manifestazioni letterarie e rappresentazioni teatrali; le piace molto la videoarte che è diventato uno dei linguaggi a lei più congeniali. Nel 2007 Ha partecipato ad un progetto sull’arte contemporanea in un percorso didattico della Galleria Nazionale di Arte Modera di Roma, questo con la pubblicazione del libro Salto nel Vuoto, curato dalla prof. Musi.

Il suo progetto extempore
Doppio ritratto con videocamera.
Ritrarre qualcuno vuol dire prima di tutto estrapolare un lato di esso. Quanto entra in gioco della scelta dell’artista nel ritrarre il soggetto dell’opera? Quanto di se si è capaci di mostrare all’occhio curioso dell’artista? IL RITRATTO NEL RITRATTO ottenuto attraverso uno specchio, vuole catturare in maniera ludica e provocatoria due stati d’essere. Durante le riprese verrà chiesto alla persona quale sia -il personaggio dell’orrore, o delle favole, di cui aveva o ha più soggezione- e successivamente di imitare questo personaggio di fronte ad uno specchio. Questo per la simbologia che il “mostro” assume nel discorso sull'identità. Nell’elaborato finale la stessa persona apparirà sdoppiata: mentre il primo guarderà verso lo spettatore/artista, il secondo guarderà il primo (come guardava se stesso allo specchio). Ognuno di questi doppi ritratti avrà un titolo iniziale che corrisponderà alla risposta data dalle persone: ad esempio “ non mi ricordo il nome” o “ quel personaggio di Edgar Allan Poe”.


Valentina Nichelini
Nasce a Roma nell’84. Diplomanda all’Accademia di Belle Arti. Ha interesse della video arte, oltre ad avere esposto per associazioni, lavora come decoratrice in studi e abitazioni private, è ritrattista.

Il suo progetto extempore
Il fruitore del mio disegno, ovvero la persona che si farà ritrarre da me, sceglierà uno dei fogli che io ho precedentemente colorato con delle macchie di acquarello. Sceglierà poi anche tra i vari pennarelli a disposizione, quello del colore che più gli piace. Io comincerò, con questi strumenti, a RITRARLO SENZA STACCARE GLI OCCHI DAL SUO VISO, analizzando con lo sguardo le sue fattezze, senza guardare il foglio e il disegno che pian piano viene fuori. Il fruitore, se crede, potrà guidare la mia mano sul foglio in modo da cambiare la posizione di occhi, naso, bocca... ottenendo così un ritratto assolutamente non convenzionale. Mostruoso?


Valentina Pompei
Nasce a Roma il 13/12/81, ha partecipato a spettacoli teatrali al teatro “Belli” e al teatro “Greco” come figurante e aiuto costumista, ora è collaboratrice a progetto presso il Museo “Ara Pacis” di Roma.
Ha partecipazione a corsi di teatro integrativi( con bambini down o con qualunque altro tipo di handicap) presso la sede della circoscrizione 6°;mostra al macro in occasione della giornata dedicata all'erasmus (erasmus day) nell'anno 2006-2007. Le sue passioni, la pittura, fotografia,musica, cinema. Attualmente iscritta al 4° anno del Corso di decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.

Il suo progetto extempore
ritratti sul tema del colore.
si tratta di far scegliere allo spettatore oggetto del ritratto un colore oppure deciderlo insieme, attraverso un libro sulla simbologia dei colori, e per poi riprodurlo utilizzando i pennarelli, E SOLO IN FINE STACCARE LA MANO E PENNARELLO DAL FOGLIO. Valentina:..."dimmi che colore sei(vuoi)e ti farò come vuoi (sei)..."


ESTRATTI D'ESSERE
POETI/SCRITTORI
SELEZIONATI DA PLINIO PERILLI PER L’HAPPENING:
Laura Pugno, Massimo Sannelli, Sara Ventroni,Marco Simonelli, Gian Piero Stefanoni, Serena Maffia, Maria Grazia Calandrone, Lidia Riviello, Giulio Marzaioli, Elisa Davoglio.


PROFILO DEI 10 SCRITTORI PRESENTI ALL’HAPPENING
DEL 29 MARZO + LORO DICHIARAZIONI POETICHE.
Ognuno di essi affiancato da un artista visivo, andrà a realizzare ritratti Visivi e Poetici rivolti al pubblico, per divenire entrambi un unicum della persona ritratta OPERE VISIVO/POETICHE in mostra.


LAURA PUGNO
Laura Pugno (1970), vive a Roma. Ha pubblicato il romanzo Sirene (Einaudi 2007); il poemetto Il colore oro, con foto di Elio Mazzacane (Le Lettere 2007); Sleepwalking. Tredici racconti visionari (Sironi 2002); e Tennis, poesie con prose di Giulio Mozzi (Nuova Editrice Magenta 2001). È appena uscito per Zona un testo teatrale, DNAct.

Dichiarazione di poetica
“Io so che il mio peccato mortale è l’estetismo, e in modo particolare l’estetismo lirico, e per questo, soprattutto in poesia, sono un lirico che lavora contro se stesso. Lavorare contro se stessi ha dato più frutti, per me, che assecondare la mia vena. La poesia è una forma di conoscenza estrema che si consegue spingendo la lingua ai suoi limiti. La tentazione estetizzante, la tentazione sapienziale è presente come avversario: l’oggetto-poesia presenta le tracce dello scontro con l’avversario, ma anche della vittoria.
“Come io cerco di abitare concretamente nel mio corpo, così allo stesso modo la mia scrittura impara ad abitare nella storia e nel territorio, passa da una posizione atopica, astorica, disincarnata a una posizione territoriale, storica, incarnata. Non so se questo risulti del tutto chiaro: non so se sia completamente chiaro anche per me. Però io sento un’affinità tra due movimenti che portano dalla bellezza di una perfezione astratta alla bellezza di un’imperfezione reale. La bellezza è qualcosa che passa e che accade, nel corpo e nel testo”.


GIULIO MARZAIOLI
Giulio Marzaioli (Firenze, 1972), vive a Roma.
Suoi testi appaiono su varie riviste cartacee e telematiche («L’Apostrofo», «Atelier», «La Clessidra», «Pagine», «Semicerchio», «La Rivista dell’Immagine»; «Re:»; «Smerilliana», «Poeti e Poesia», «Carta», «Poesia da fare, Quaderni (in www.cepollaro.it)», «www.retididedalus.it», «Nazione Indiana», «TriQuarterly», «I racconti di luvi»; «SUD», «L’Ulisse», «Sirena - Poetry Art and Criticism», «Nazione Indiana») e in plaquettes (Edizioni Pulcinoelefante, M.me Webb, I Quaderni di Orfeo). È presente in opere collettive e antologie.
I suoi testi sono tradotti in Francia, Stati Uniti, Germania.

In poesia ha pubblicato:
- 2001, Elementi di fuga breve silloge tradotta in Francia presso la collana Encres Vives a cura di Michela Landi e Jean Claude Villain;
- 2003, arredo Metropolitano, a cura del Centro culturale “La Camera Verde”, con fotografie di Massimo Fusaro;
- 2005, In re ipsa (Premio Lorenzo Montano), presso Anterem Edizioni;
- 2007, La stanza - opera in versi sulla filmografia di A. Tarkovskij, con fotografie di A. Anzellini, a cura del Centro culturale “La Camera Verde”;
In corso di pubblicazione per Edizioni d’if Trittici, a seguito dell’assegnazione del Premio Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo 2007.
Nel 2006, per Oedipus Editore, sono pubblicate le prose di Quadranti, da cui è tratta l’omonima opera con musiche di Luca Venitucci e regia di Manuela Cherubini.

Per il teatro ha scritto:
- 2002 Chiasmo;
- 2003 Riflesso;
- 2004 Metro;
- 2005 Sottopartitura;
- 2006 Fiori
- 2007 Santa Barbara.
Da tali drammaturgie sono tratti allestimenti di teatro e teatro-danza rappresentati in vari festival e teatri in Italia e Spagna ad opera della compagnia DENOMA, di cui è stato co-fondatore.
Nel 2006, a cura di Editrice Zona, è stato pubblicato il volume Appunti del non vero, scelta dei testi scritti per il teatro. Attualmente sta collaborando con Manuela Cherubini (Psicopompoteatro) per l’allestimento di Ipogei (cfr. www.ipogei.com).
Con Graziano Graziani è ideatore e curatore di quad, antologia di drammaturgie contemporanee, il cui primo numero è in corso di realizzazione per i tipi de “La Camera Verde”.
Ha collaborato con artisti dai vari linguaggi espressivi e di varie nazionalità in eventi performativi ed installazioni. È inoltre curatore di eventi letterari, rassegne teatrali e incontri (recentemente presso Teatro Vascello e Teatro Eliseo, in Roma).
È ospite di Festivals e Università in Italia e in Europa.

Non dichiarazione di poetica
Qualsiasi percorso presuppone un altro dove da raggiungere. Nel tradurre la scrittura dalla mente al foglio, è il bianco – moto a luogo. Dal bianco si muove, nel bianco si segna il tratto e nel bianco termina il segno: una costante sovraesposizione nell’elaborazione dei fotogrammi che si susseguono. E il bianco accoglie una parola che vorrebbe registrare non già i contorni di un’assenza, bensì frammenti, tracce di presenze che, ora e qui, non sono.
Dunque è sempre da un vuoto che si scrive e sempre nel vuoto che la scrittura insiste. Piuttosto che de-finire la scrittura, più facile risulta indicare per litote e ipotesi alcuni indizi: non identità – scheggedi percezione? Non luce – riflesso? Non buio – ombra? Non gelo della forma - una forma del gelo? Non fuoco della parola – grafia della cenere? Non tempo – sua sospensione? Modalità stand-by? Sul tempo si gioca la scommessa del luogo: essere collocati altrove per una diversa percezione della realtà. Proporre una diversa sintassi del reale, ri-trovare ritmi di non-produzione sui quali ordinare ulteriori avvicinamenti tra suono e oggetto (la poesia è sempre detta e sempre da ascoltare; così anche nel caso della semplice e muta lettura si attiva un canale ricettivo di accoglienza). Non assuefarsi. Detto il poco, questo, se dal bianco nasce il testo scritto e con il bianco si confronta la scrittura, nella permanenza della parola e prima e dopo la parola, l’autore non esiste, scompare.


SARA VENTRONI
Sara Ventroni (Roma, 1974) vive a Roma. Ha pubblicato su numerose riviste (“Nuovi Argomenti”, “Carta”, “Poesia”, “Accattone”, “Jazzit”, “Liberazione”, “Maleppeggio” ecc.). Come performer ha partecipato ai maggiori festival nazionali e internazionali di letteratura, ha vinto il primo poetry slam italiano ed ha collaborato con musicisti come Alberto Mandarini, Canio Lo Guercio, Luigi Cinque e Maria Pia De Vito. Suoi testi sono stati tradotti in spagnolo da Isabel Miguel, in inglese da Alistair Elliot e da A. C. Serrano e in croato da Snježana Husić. Suoi testi sono presenti in molte antologie italiane. Per “Rai Radio Tre” ha raccontato le vite di Jim Morrison e David Bowie (Storyville). Per Rai Radio Due ha scritto lo sceneggiato “Chi fa la spia” (regia di Gabriele Vacis). Per “No Reply” ha pubblicato nel 2005 l’opera teatrale Salomè. Nel 2006 per la casa editrice “Le Lettere” ha pubblicato il libro Nel Gasometro (finalista al premio Antonio Delfini e vincitore del Premio Napoli 2007).


MASSIMO SANNELLI
Massimo Sannelli (1973), vive a Genova.
La bio- è tutta spostata sulla -grafìa dei libri firmati da Massimo. Gli ultimi sono Venti sonetti (La Camera Verde, 2006); Lo schermo (Feaci, 2006); Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini (Fara, 2006); Nome, nome (Inedition, 2007); Huit poèmes (trad. di A. Raos e E. Suchère: Contrat Maint, 2007); Amanuense (Cantarena, 2007); inversiOn (trad. di C. Daino: Dusie, 2007) e la traduzione di Su un Io Colonna di Emily Dickinson (La Camera Verde, 2007); Al popolo futuro (Cantarena, 2007); Antigone (La Camera Verde, 2008: monologo per la voce di Rosaria Lo Russo). In rete: www.massimosannelli.splinder.com

Dichiarazione di poetica
Questa poesia non urla, ma è ugualmente scritta per un/una performer-sacerdote(ssa). Ruba termini e metafore al Sacro, ma ha visto il mondo, fuori, in «fosse e fogne». Dunque la scrittura è più debitrice verso Pasolini, Rosselli e Grotowski che verso ogni angelismo e ogni iperrealismo «umano troppo umano». Chi vorrà leggerla, deve pregare con chi l’ha scritta: dovrà esserne, ad alta voce, il performer e il prete, nello stesso tempo. Massimo Sannelli non è la poesia e la poesia non è Massimo Sannelli. Di questa scrittura, non c’è un autore in senso proprio: «non autore non scrisse. nessuna umanità fece».


ELISA DAVOGLIO
Elisa Davoglio (Livorno, 1976), vive a Roma.
Laureata all’Università di Pisa in “Gestione e difesa del paesaggio”, e specializzata in Gran Bretagna in “Tossicologia ambientale”.
Al ritorno in Italia ha iniziato a riordinare poesie saltuariamente scritte ai tempi dell’università, ed è arrivata finalista al Premio Città di Penne e al De Palchi Raiziss (giuria presieduta da Giovanni Raboni) nel 2003. Ha poi iniziato la collaborazione con l’Associazione Culturale “Allegorein” di Roma presieduta dal prof. e critico Filippo Bettini, in veste di ricercatrice e traduttrice. Ha curato e organizzato la prima e seconda edizione del Festival Intercontinentale di Poesia e delle Arti “Mediterranea” (2004 e 2005) ed è entrata a far parte del comitato del “Romapoesia Festival” nel 2006. Con la poetessa Lidia Riviello ha coordinato laboratori di poesia, a cui hanno partecipato come docenti tra gli altri Jacqueline Risset, Lamberto Pignotti, Filippo Bettini, Valerio Magrelli, Nanni Balestrini, Vito Riviello.
Il suo primo libro Olio burning è uscito per la “Perrone Editore” nel dicembre del 2006, dopo che suoi testi sono apparsi sulla rivista “Gradiva” e sulla rivista americana di poesia “Chelsea” (in traduzione).
Olio burning è arrivato finalista al Premio Camaiore 2007 per la sezione delle proposte, e finalista al Premio Feronia 2007. Sempre nel 2007 è uscita una sua silloge inedita (Libreria Padovana Editrice/Chelsea editions) che ha aperto una nuova collana dedicata alla scrittura di poetesse sotto i 35 anni. Sempre con Lidia Riviello ha curato la rassegna editoriale “Editori si nasce, editori si diventa” dedicata alla piccola e media editoria sull’Isola Tiberina nel luglio 2007.

Dalla prefazione al libro di Daniela Attanasio:
Un poeta viene definito tale per certe peculiari qualità che emergono dal ritmo e dal senso della sua scrittura e per una specialissima sensibilità che lo porta a guardare il mondo e a sentire la vita con un vigoroso scarto di direzione. Questa “virata” è un fenomeno che riguarda l’occhio e il cuore oltre che, naturalmente, la lingua. Le poesie di questa prima raccolta di Elisa Davoglio sono ricche di “virate”, di quegli scarti del sentire che la sua lingua -per troppa urgenza- sembra quasi incapace di lasciare sedimentare. C’è infatti una velocità di scrittura che non consente di fermarsi al compiuto, ad un pensiero cioè che abbia modo di ricercare lo sviluppo logico-creativo della percezione del reale o di un’immagine per farle crescere nella frase poetica.
Qui la storia di ogni poesia è un viluppo di piccoli miracoli che pure accadono, di attimi dell’esistente sottratti alla biografia e portati sulla pagina come fossero la testimonianza necessaria di quella trasformazione o ricreazione della realtà che è poi l’opera poetica (…)

A questa ricerca non è estranea la sua formazione scientifica, componente forte della scrittura e fonte metaforica prediletta, una specie di transfert del sapere delle viscere e del cuore nel sapere del cervello.
Olio burning – una storia d’amore, poesia che chiude la raccolta, è forse l’esemplificazione più limpida, seppure estrema, di questa “attitudine”. I versi che compongono Olio burning, infatti, sono un’elencazione delle caratteristiche degli oli combustibili e dei guasti che essi provocano in mare il cui effetto inquinante è esperienza metaforica della passione amorosa: “Alta volatilità e infiammabilità/Appena visibile poi visibile/.../Bande brillanti di colori/Più pesante dell’acqua/I colori cominciano a virare verso tinte cupe/Colori molto scuri/Con frazioni galleggianti e frazioni che affondano”.


Dichiarazione di poetica
Poesia mobile

conviene spesso dire poeti giovani, quando ci rivolgiamo a generazioni di autori in versi che non superano i cinquantanni
così, io vengo definita giovane poeta, con un’affermazione che ritengo per me vera, e non per motivi di età anagrafica.
ho iniziato a scrivere tardi, rimandando sempre quell’attenzione alla scrittura che ho maturato solo nell'ultimo anno di università, arrivata al limite di un percorso di studi che ringrazio per avermi insegnato altri linguaggi.
anche la nervatura di una foglia, e le strutture di clorofilla come le equazioni di matematica sono linguaggi, “modi di decifrare e raccontare”, trasmissioni che raccolgono porzioni di realtà catturati dall’esperienza o da una congettura determinabile in un esperimento.
nella mia poesia, complice proprio la mia volontà di fissare degli strumenti possibili di indagine della realtà i loro alfabeti, le proprie espressioni, ho cercato di far dialogare volta volta tutti i livelli differenti di cognizione.
cerco dunque di contaminare le parole, appropriandomi delle sfumature dei signicanti, indagando i metodi e le forme, rimanendo dunque “eternamente giovane” perché con le mutazioni e tutte le opzioni possibili delle mie ricerche rimango mobile, e sempre in attesa di una nuova evoluzione, da noi sempre più intesa banalmente con “crescita”.
la mia poesia continua ad imparare nel suo movimento, totalmente svincolata da contrappunti metrici o avanguardie, sebbene cerchi di appropiarsi volta volta degli strumenti che ha conosciuto... poesia fluttuante concepibile come una soluzione di sperimentazione, nel laboratorio della parola


MARCO SIMONELLI
Marco Simonelli (Firenze, 1979), dove vive. Lavora come traduttore. Ha pubblicato Notturno per grondaia e fili della luce (1999), il poemetto drammatico Sesto Sebastian – Trittico per scampata peste (2004) e Palinsesti (2007). Il suo sito è www.marcosimonelli.net

Dichiarazione di poetica
Spesso vedo la mia poesia come un metodo per catalogare le cose del mondo ancora non indicizzate. Ogni verso potrebbe essere un tentativo di sistematizzazione, una scheda che conduca ad un libro dall’altra parte della biblioteca. Un’ordinata pila di foglietti. Purtroppo porto avanti questo lavoro in una stanza piena di spifferi, esposta a fortissime correnti d’aria...


MARIA GRAZIA CALANDRONE
Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964), vive a Roma. Ha pubblicato Pietra di paragone (Tracce, 1998, edizione-premio Nuove Scrittrici), La scimmia randagia (Crocetti, 2003 – premio Pasolini opera prima), Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005 – terna premio Valeri) e La macchina responsabile (Crocetti, 2007), Illustrazioni in 7 poeti del Premio Montale 1993 (Scheiwiller, 1994) e altre sillogi in antologie di premi e riviste quali “Poesia”, “Nuovi Argomenti”, “Le Fram”, “Gradiva” e in: La realidad en la palabra, a cura di Esteban Nicotra (Editorial Brujas, Córdoba – Argentina, 2005), Almanacco dello Specchio 2006 (Mondadori, 2006), Inspired by George Byron (Shenker Publishing, 2007), Nono quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2007), e una sua riscrittura del persiano Hafez è ospitata in “Il porto di Toledo”. Opere teatrali: Deposizione, per Roberto Corradino, Alla sua ultima musa per Sonia Bergamasco, pubblicata con un’acquaforte di Simonetta Melani (Due Lire, 2007) e Gernika per la compagnia di circuito europeo “Théatre en vol”. È stata fra le interpreti del Desiderio preso per la coda di Picasso per “Radio 3” e per la stessa emittente è andato in onda a puntate un suo programma sulla guerra civile spagnola. Esegue readings con musicisti quali Eugenio Colombo e Sabina Meyer e tiene sul web la pagina www.myspace.com/Ikissyourhands.

Dichiarazione di poetica
Preferisco, se mi perdonerete, non parlare della mia poesia ma di quello che intendo per poesia – cioè di quello a cui tende chi scrive, e (peggio ancora!) in versi. Ovvero rintracciare l’umano dove resta, la scintilla della sopravvivenza dentro il nero dell’isola e dei roghi, sui corpi finiti o nelle più effimere macerie amorose. La poesia dovrebbe chiamare il nostro nome più segreto, quello che forse uno sulla terra conosce – e che pure è quel nome che ci nomina tutti. In prosa non so dire quale sia, ma lo so riconoscere quando alza la sua voce bianca dal bianco tra i versi e poi, scompare. Il nostro nome è lì e sentirsi chiamati spalanca aree di vicinanza che annullano le coordinate dello spazio e del tempo. Così possiamo conoscere che siamo (più o meno) splendide torri di carne, ma qualcosa ci rende trasparenti, attraversabili, fenici inaffondabili ed uguali.


GIAN PIERO STEFANONI
Gian Piero Stefanoni (Roma, 1967), dove vive. Si è laureato in Lettere moderne. Nel 1999 ha pubblicato la raccolta In suo corpo vivo (Arlem, prefazione di Mariella Bettarini), vincendo nello stesso anno, per la sezione poesia in lingua italiana, il premio internazionale di Thionville (Francia), e nel 2001, per l’opera prima, il “Vincenzo Maria Rippo” del comune di Spoleto. Nel 1997 per l’inedito, ha vinto il “Dario Bellezza” e il “Via di Ripetta”. Già redattore della rivista di letteratura multiculturale “Caffè” e collaboratore di “Pietraserena” e “Viaggiando in autostrada”, suoi testi sono apparsi su diverse riviste, tra le quali “Il segnale”, “L’area di Broca” e “Risvolti”.
Presente nell’antologia “Poesia dell’esilio” (Arlem, 1998, a cura di Maria Jatosti), è stato tradotto e pubblicato in Spagna, Malta e Argentina.

Dichiarazione di poetica
Mai come in questi ultimi anni la voce della poesia recita un’assenza – così spaventata. Nel gioco dei rovesci, ora, altri (tutti forse?) parlano per noi. Nelle loro forme – è chiaro – che è fatica e quotidiana dignità insieme. Io mi tento, provo, in quella luce che non annulla ma rilancia: in quello spazio che – attendendoci – è per noi carità ed intesa. Saremo giudicati sulle parole, non dimentichiamolo. Noi poeti forse per primi.

Non esser toccati, non toccare
ciò che gela e brucia in compleanno fisico:
questa la sventura, questa la paralisi d’occhio e mente,
non compiuta metamorfosi, arresto di salto.

Nel fondo creaturale dove viene a stare
libera la lingua il greto di senso
là dove è simmetrica, materica apertura.
Di nuovo a dignità compone.


SERENA MAFFIA
Serena Maffia vive a Roma. Ha pubblicato: Mostropoeta (2007); Sradicherei l’albero intero (2006); Il ragazzo di vetro (2005). Il giardino del mago (2005), La casa di gesso (2004), Lezioni di fotografia (2003), Ma che bella compagnia (2002). Giornalista, è direttore responsabile della rivista “Polimnia”. Ha vinto il Premio Cultura del Consiglio dei Ministri nel 2005 e il Premio Cultura Donna nel 2007.

Dichiarazione di poetica

MOSTROPOETA

I mostri si ritirarono ansimando
ognuno nel proprio antro,
si piegarono su sé stessi
e crearono.

Pregai, come non sono,
che nessuno entrasse
ché avrebbero visto il mio mostro
e il mio demonio.

Sperai che il sole non cedesse l'alto.
Il mistero è nella memoria del giorno.
Mi vergognai del pane e della colpa:
<<Anch’io, Signore mio, mostropoeta?>>

Fu il geranio, per primo, a destarmi
sospinta di verbene in pianto
sedetti in auge al cospetto della penna
e defecai.

vedi anche SCHEDE PERFORMERS

5 categorie assegnate a questo evento:

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