rassegna “Y – l’altra incognita” – II edizione
La morte e la fanciulla I e III
drammi di principesse
drammi di principesse
con Luisa Merloni e Federica Santoro

La morte e la fanciulla
le ossa , le ossa, le ossa
1-Biancaneve e il Cacciatore
notte trasfigurata in bosco oscuro
la bellezza e la morte un faccia a faccia osceno.
2- Rosamunda e Fulvio
giorno
il mondo scrocchia in a good mood.
il senso, l'azione, la parola, la messa in scena, l'altro immaginario, e dulcis in fundo due mostri
piccolo prologo sulla jelinek
I Prinzessendramen (Drammi di Principesse) è un ciclo di atti unici di varia forma e misura che Elfriede Jelinek va elaborando dal 2001. Protagonista di questo progetto letterario e teatrale è l’immortale figura della “principessa”: quella vera, eterna, della favola (Biancaneve, Rosamunda) quella moderna, da rotocalco (Jackie Kennedy), messa in mostra nella teatralità di una scrittura che diventa vero linguaggio che tutto comprende e illumina crudelmente: schemi preordinati, storici e sociali, luoghi comuni, miti popolari, e anche se stesso, la sua stessa potenza e fallacità.
Il teatro della Jelinek, trattando temi quali la politica, il sociale (condizione della donna), il linguaggio del potere, è una miccia accesa, sempre sul punto di esplodere e risveglia in noi un autentico spirito di rivolta, nella sua scrittura non ci sono regole; la regola fondamentale è che non ci siano regole. Nell'area degli scrittori-drammaturghi contemporanei che potremmo definire "maledetti", figli degeneri della tranquilla Austria (Thomas Bernahrd, Werner Schwab) Elfriede Jelinek è la voce femminile più innovativa e provocatoria, dove per “femminile” si intende la capacità di creare un linguaggio prolifico nel generare una molteplicità di significati; in particolare nei testi teatrali, la provocazione non riguarda solo il contenuto, che tocca temi scottanti, mai in un modo banale e moralistico (la condizione della donna nella società, l'accesso al potere, la visione della storia attraverso il nostro contemporaneo), ma anche il piano della messa in scena, che viene negata nelle sue regole fondamentali: azione, personaggio, luogo, esistono solo tra le righe in una visionaria libertà.
La parola della Jelinek è allo stesso tempo puramente teatrale, perché è, in primo luogo, materia vocale, con un corpo sonoro vivo e presente fatto di fonetica, ritmo, una musica assolutamente inscindibile dal senso.
i due mostri
L’intento fondamentale della nostra ricerca su questi testi è di sintetizzare la stratificazione e la simultaneità di senso, materia vocale, e attitudine performativa.
La morte e la fanciulla I e III sono i primi atti della serie: due dialoghi tra Biancaneve e il Cacciatore e tra Rosamunda e Fulvio, tra una figura maschile e una femminile, tra la Morte (in tedesco al maschile) e la Fanciulla, appunto.
la radicalità di questi testi si evidenzia lì dove il personaggio sparisce nella Figura, il Maschile e il Femminile si confrontano su un terreno assoluto, dove chi decide e chi agisce le regole, è un fantoccio (la raffigurazione di una funzione sociale, e quindi assoluta).
L'impersonare ruoli maschili e femminili, non è quindi secondario ma mette in primo piano il punto fondamentale, l'incontro in scena del maschile assoluto e del femminile assoluto in tutte le accezioni.
“..Io ingrandisco (o riduco) le mie figure in una dimensione super-umana, ne faccio dei fantocci visto che devono stare su un piedistallo. L’assurdità della situazione teatrale- si guarda qualcosa su di un palcoscenico!(…) Non mi sforzo di rappresentare uomini completi, con errori e debolezze, ma mi interessa la polemica, il contrasto violento, colori accesi, una pittura in bianco e nero, una sorta di tecnica a intaglio. Io colpisco per così dire con l’ascia, in modo che non cresca più l’erba dove sono passate le mie figure. (…) Elfriede Jelinek
La nostra idea di messa in scena ruota intorno al vuoto che la parola della Jelinek crea, alla sua visionarietà, trash e allo stesso tempo filosofica, che si ripercuote sullo spazio scenico e sul corpo dell'attore, e ti trascina nel desiderio di un rapporto con la scena primario, animalesco, crudele.
I due dialoghi tra la Morte e la Fanciulla sono dei confronti paradossali, perversi e ironici dove la parola è un filo teso tra due poli opposti, è concreta e pericolosa, è una questione di vita o di morte.
la verità 7x7
Tutto quello che abbiamo detto, scritto, analizzato fin'ora è il fondamento di cui ha bisogno questo testo per essere agito, partiamo da questo sconquasso, da questa rivolta.
Tutte queste riflessioni sono la zappetta per scavare, andare a fondo, scoprire, mettere alla luce i nostri cadaveri, i nostri vermetti, quelli in cui siamo tutti invischiati; tutte queste riflessioni, ripetiamo, sono l'altrove; lo spettacolo sarà a sua volta altrove, sarà un oggetto che avrà una sua indipendenza,
una sua partitiura visonaria di voce e di azioni percepita nello spazio, il nostro lavoro è la ricerca di questo spazio, interno ed esterno a noi, dove in primis appariamo noi come oggetti creativi e portatori di senso e non.
Questo per mettere un accento sull'oggetto che sarà..., in qualche modo sarà... un non spettacolo, nel senso che l'idea della non rappresentazione è il tema principe nei -Drammi di Principesse- la domanda è talmente forte la visione talmente accecante da diventare irrapresentabile (questo lo dice subito la Jelinek: scordiamoci il teatro, per favore! più o meno in questo modo! iniziamo già a prendere possesso!vedete!), questo ci pone la questione x, ci materializza e concretizza ad un livello tale da essere mostruose, e tremendamente belle, innominabili eppure siamo Federica e Luisa e il pubblico ci guarda!
N.B-Rappresentabile e irrappresentabile si può sostituire con presentabile e impresentabile.
una produzione Fattore k
direttrice di produzione Simona Patti
collage loc. Daniele Villa dahville.blogspot.com
si ringraziano C. De Fabritiis e L.Tilli


