SPETTACOLI TEATRALI – ORE 21:30
"Y - l'altra incognita"
Y – l’altra incognita
II edizione
II edizione
rassegna di personaggi, storie e visioni al femminile
II edizione
rassegna di personaggi, storie e visioni al femminile
CALENDARIO SPETTACOLI
(orario inizio degli spettacoli: 21:30)
Giunge alla sua seconda edizione «Y – L'ALTRA INCOGNITA», rassegna di personaggi, storie e visioni al femminile. Non un teatro "di genere", dedicato e pensato esclusivamente al femminile, ma uno sguardo su un immaginario complesso e articolato.
Non a caso apre la rassegna un'interprete maschile, Andrea Cramarossa [6 e 7 marzo], che propone la sua personale versione di «Psicosi delle 4.48» di Sarah Kane. Il testo dell'autrice inglese è negli anni diventato una moderna prova d'attrice; Cramarossa ne propone una spiazzante versione "al maschile", che ci fa valutare le parole di Sarah Kane da una prospettiva diversa, esterna al recinto del genere.
Ne «Il serpente e la rosa» [8 e 9 marzo] Federica Lenzi indaga la figura del "divin marchese" e della sua signora, ispirandosi agli stessi scritti del Marchese De Sade e alla versione del rapporto tra marito e moglie tratteggiata da Yukio Mishima nel suo romanzo «Madame De Sade».
Al centro dello studio che Antonio Tagliarini e Daria Deflorian presentano al pubblico come prima tappa del loro lavoro dal titolo «Rewind» [12 e 13 marzo], c'è Pina Baush e un omaggio diretto al suo «Café Müller», che negli anni Settanta esplose come un "infarto teatrale" nel mondo della danza.
Chiude la rassegna il duo composto da Luisa Merloni e Federica Santoro, con i loro «Drammi di pincipesse», prodotto da Fattore K [14, 15 e 16 marzo]. «Drammi di principesse» è un ciclo di atti unici della scrittrice austriaca Elfiede Jelinek, premio Nobel per la Letteratura. Nello spettacolo vengono proposti i primi due atti della serie, «La morte e la fanciulla» I e III: due dialoghi tra Biancaneve e il Cacciatore e tra Rosamunda e Fulvio – un uomo e una donna, la Morte (che in tedesco è maschile) e la Fanciulla. Le traduzioni sono di Werner Waas.
Non a caso apre la rassegna un'interprete maschile, Andrea Cramarossa [6 e 7 marzo], che propone la sua personale versione di «Psicosi delle 4.48» di Sarah Kane. Il testo dell'autrice inglese è negli anni diventato una moderna prova d'attrice; Cramarossa ne propone una spiazzante versione "al maschile", che ci fa valutare le parole di Sarah Kane da una prospettiva diversa, esterna al recinto del genere.
Ne «Il serpente e la rosa» [8 e 9 marzo] Federica Lenzi indaga la figura del "divin marchese" e della sua signora, ispirandosi agli stessi scritti del Marchese De Sade e alla versione del rapporto tra marito e moglie tratteggiata da Yukio Mishima nel suo romanzo «Madame De Sade».
Al centro dello studio che Antonio Tagliarini e Daria Deflorian presentano al pubblico come prima tappa del loro lavoro dal titolo «Rewind» [12 e 13 marzo], c'è Pina Baush e un omaggio diretto al suo «Café Müller», che negli anni Settanta esplose come un "infarto teatrale" nel mondo della danza.
Chiude la rassegna il duo composto da Luisa Merloni e Federica Santoro, con i loro «Drammi di pincipesse», prodotto da Fattore K [14, 15 e 16 marzo]. «Drammi di principesse» è un ciclo di atti unici della scrittrice austriaca Elfiede Jelinek, premio Nobel per la Letteratura. Nello spettacolo vengono proposti i primi due atti della serie, «La morte e la fanciulla» I e III: due dialoghi tra Biancaneve e il Cacciatore e tra Rosamunda e Fulvio – un uomo e una donna, la Morte (che in tedesco è maschile) e la Fanciulla. Le traduzioni sono di Werner Waas.
giovedì 6 e venerdì 7

Verderame e il Manifesto del Teatro delle Bambole presentano:
"PSICOSI DELLE 4 E 48" di Sarah Kane
Diretto e interpretato da Andrea Cramarossa
sabato 8 e domenica 9

La Bottega del Segno [Roma]
presenta
"Il Serpente e la Rosa"
di e con: Federica Lenzi
mercoledì 12 e giovedì 13

Daria Deflorian / Antonio Tagliarini
uno studio per
Rewind
da venerdì 14 a domenica 16

Luisa Merloni e Federica Santoro
[Roma]
"Drammi di Principesse"
La morte e la fanciulla I e II
di Elfriede Jelinek [nella traduzione di Werner Waas]
schede spettacoli
"Y - l'altra incognita"
II edizione
rassegna di personaggi, storie e visioni al femminile
giovedì 6 e venerdì 7 - ore 21:30
Verderame e il Manifesto del Teatro delle Bambole presentano:
"PSICOSI DELLE 4 E 48" di Sarah Kane
Diretto e interpretato da Andrea Cramarossa
Costumi: Iole Verano
Luci e fonica: Gerolamo Piergiovanni
Foto di scena: Pierpaolo Vitale

In quella grande rappresentazione della sofferenza che per me è "Psicosi delle 4 e 48", l'identità viene messa in discussione e a tacere. Nel buio non esiste più nulla e l'ermafrodita, da me visto come l'unione della protagonista col suo doppio, il dottore, non trova più nulla cui aggrapparsi, il niente, il vuoto, il non - senso. Ma il buio diviene anche l'occasione per sperimentare l'antimateria in un continuo gioco di opposti, negativo - positivo, attivo - passivo, uomo - donna, anima - corpo. Opposti che alle volte vivono per proprio conto, in un susseguirsi di forze contrastanti e continue suppliche affinché la Fine avvenga e si realizzi, smorzando definitivamente travagli e sofferenze. Attraverso la dissoluzione dell'arte (scenica), l'antimateria, ecco che prende forma la vera e possente rappresentazione dell'angosciante vita della protagonista, paure incontrollabili le cui ombre oscurano ogni spazio possibile.
estratti dalla rassegna stampa:
"Un azzardo, una scommessa: 75 minuti in cui (l'attore) si confida solo sulla capacità di tenere costante l'alto grado di intensità. L'interprete esce vittorioso dalla prova grazie ad un rigore che non viene mai meno. Un risultato per certi versi sorprendente." (Nicola Viesti, "Hystrio").
"Dopo aver indugiato sull'orlo della vita, dopo aver redatto il bilancio di "chi è annegato fra mille futili speranze", una Purezza incompresa si accinge al grande balzo verso quell'Altrove dove splende una luce "altra", sconosciuta a uomini accecati da una visione minuscola della vita" (Italo Interesse, Il Quotidiano).
"Sarah Kane utilizza un linguaggio allo stesso tempo minuzioso e visionario, con violente impennate liriche, che sigilla la sua statura di classico della contemporaneità" (City).
"E se l'attore interpreta freddamente l'angoscia della Psicosi della protagonista con parole eccessive e sfrontate, alla fine dello spettacolo, nei pani di un angelo in gabbia illuminato da un fascio bianco di luce, ha gli occhi pieni di lacrime" (Teresa Conforti, Puglia).
sabato 8 e domenica 9 - ore 21:30
La Bottega del Segno [Roma]
presenta
"Il Serpente e la Rosa"
di e con: Federica Lenzi
Produzione: La bottega del segno
Drammaturgia e regia: Federica Lenzi
(su testi di De Sade, Mishima e Shakespeare)
Scenografia e costumi: Federica Lenzi
Assistente alla regia: Christian Gobbi
Disegno luci: Daniele Davino

“Una virtù non è altro che un vizio che s’innalza invece d’abbassarsi, e una qualità un difetto che ha saputo rendersi utile”
De Sade
Incentrato sulla figura di Donatien, Alphonse, François De Sade, Il Serpente e la Rosa ripercorre i temi fondamentali della sua tanto discussa filosofia di vita. Lo fa attraverso un punto di vista femminile, quello della moglie, Renée Pelagie, una donna divisa tra vizio e virtù, “una Juliette e una Justine allo stesso tempo, o perlomeno una Justine che ha nel subcosciente la scintilla per trasformarsi in una perversa creatura come Juliette” (Gérard Badou).
Le parole di Sade (dalle opere e dalle lettere), affiancate da testi di Mishima (Madame de Sade) e Shakespeare (dai sonetti), prendono vita attraverso le emozioni di Renée […]
Il lavoro unisce una forte partitura fisica ad un utilizzo “necessario” della parola, in un percorso dove corpo, voce e interventi musicali diventano complementari.
mercoledì 12 e giovedì 13 - ore 21:30
Daria Deflorian / Antonio Tagliarini
uno studio per
Rewind
di e con
Daria Deflorian
Antonio Tagliarini

1978. Café Müller di Pina Baush. Un infarto teatrale nel mondo della danza. Un evento artistico, un pezzo di storia dell’arte del ‘900.
Per tutti noi – troppo giovani allora - Café Müller è stato una pietra di paragone, un mito, una frase fatta. A distanza di trent’anni prendiamo Café Müller come punto di partenza. Quell’oggetto oggi è inevitabilmente altro: il tempo trasforma, cancella, confonde e l’idolo, intoccabile e mitizzato si frantuma, rimangono le sacre macerie. Finalmente le macerie. E allora è possibile camminare tra queste macerie, prenderne in mano una, guardarla da vicino e frantumarla ulteriormente. E’ possibile finalmente ridere. Con quello che resta è possibile fare tutto.
“Ogni uomo uccide ciò che ama” canticchiava Jeanne Moreau in un film di Fassbinder. Un lavoro sui tradimenti della memoria quindi, un tentativo di re-invenzione fatto di continue interruzioni, da miriadi di piccoli racconti collaterali tra autobiografia e totale fantasticheria. Un improbabile riavvolgimento del tempo, rewind appunto.
Le sedie, lo spazio, i corpi, la danza, e noi oggi. Lontani da quella salvifica drammaticità di allora. Lontani da noi, spossati dal troppo aver visto, nuova forma di cecità.
“Ogni uomo uccide ciò che ama” canticchiava Jeanne Moreau in un film di Fassbinder. Un lavoro sui tradimenti della memoria quindi, un tentativo di re-invenzione fatto di continue interruzioni, da miriadi di piccoli racconti collaterali tra autobiografia e totale fantasticheria. Un improbabile riavvolgimento del tempo, rewind appunto.
Le sedie, lo spazio, i corpi, la danza, e noi oggi. Lontani da quella salvifica drammaticità di allora. Lontani da noi, spossati dal troppo aver visto, nuova forma di cecità.
una coproduzione
Planet 3 e Dreamachine
con il contributo dell’Imaie
e la collaborazione di
Area 06, Rialto Santambrogio, Florian TSI, Centro Artistico Grattacielo, Armunia.
da venerdì 14 a domenica 16 - ore 21:30
La morte e la fanciulla I e III
drammi di principesse
di Elfriede Jelinek
traduzione Werner Waas
regia di Federica Santoro
con Luisa Merloni e Federica Santoro
luci Gianni Staropoli
aiuto alla scenografia Valentina Vusco
una produzione Fattore k
direttrice di produzione Simona Patti
collage loc. Daniele Villa dahville.blogspot.com
si ringraziano C. De Fabritiis e L.Tilli

la morte e la fanciulla
le ossa , le ossa, le ossa
1-Biancaneve e il Cacciatore
notte trasfigurata in bosco oscuro
la bellezza e la morte un faccia a faccia osceno.
2- Rosamunda e Fulvio
giorno
il mondo scrocchia in a good mood.
il senso, l'azione, la parola, la messa in scena, l'altro immaginario, e dulcis in fundo due mostri
piccolo prologo sulla jelinek
I Prinzessendramen (Drammi di Principesse) è un ciclo di atti unici di varia forma e misura che Elfriede Jelinek va elaborando dal 2001. Protagonista di questo progetto letterario e teatrale è l’immortale figura della “principessa”: quella vera, eterna, della favola (Biancaneve, Rosamunda) quella moderna, da rotocalco (Jackie Kennedy), messa in mostra nella teatralità di una scrittura che diventa vero linguaggio che tutto comprende e illumina crudelmente: schemi preordinati, storici e sociali, luoghi comuni, miti popolari, e anche se stesso, la sua stessa potenza e fallacità.
Il teatro della Jelinek, trattando temi quali la politica, il sociale (condizione della donna), il linguaggio del potere, è una miccia accesa, sempre sul punto di esplodere e risveglia in noi un autentico spirito di rivolta, nella sua scrittura non ci sono regole; la regola fondamentale è che non ci siano regole. Nell'area degli scrittori-drammaturghi contemporanei che potremmo definire "maledetti", figli degeneri della tranquilla Austria (Thomas Bernahrd, Werner Schwab) Elfriede Jelinek è la voce femminile più innovativa e provocatoria, dove per “femminile” si intende la capacità di creare un linguaggio prolifico nel generare una molteplicità di significati; in particolare nei testi teatrali, la provocazione non riguarda solo il contenuto, che tocca temi scottanti, mai in un modo banale e moralistico (la condizione della donna nella società, l'accesso al potere, la visione della storia attraverso il nostro contemporaneo), ma anche il piano della messa in scena, che viene negata nelle sue regole fondamentali: azione, personaggio, luogo, esistono solo tra le righe in una visionaria libertà.
La parola della Jelinek è allo stesso tempo puramente teatrale, perché è, in primo luogo, materia vocale, con un corpo sonoro vivo e presente fatto di fonetica, ritmo, una musica assolutamente inscindibile dal senso.
i due mostri
L’intento fondamentale della nostra ricerca su questi testi è di sintetizzare la stratificazione e la simultaneità di senso, materia vocale, e attitudine performativa.
La morte e la fanciulla I e III sono i primi atti della serie: due dialoghi tra Biancaneve e il Cacciatore e tra Rosamunda e Fulvio, tra una figura maschile e una femminile, tra la Morte (in tedesco al maschile) e la Fanciulla, appunto.
la radicalità di questi testi si evidenzia lì dove il personaggio sparisce nella Figura, il Maschile e il Femminile si confrontano su un terreno assoluto, dove chi decide e chi agisce le regole, è un fantoccio (la raffigurazione di una funzione sociale, e quindi assoluta).
L'impersonare ruoli maschili e femminili, non è quindi secondario ma mette in primo piano il punto fondamentale, l'incontro in scena del maschile assoluto e del femminile assoluto in tutte le accezioni.
“..Io ingrandisco (o riduco) le mie figure in una dimensione super-umana, ne faccio dei fantocci visto che devono stare su un piedistallo. L’assurdità della situazione teatrale- si guarda qualcosa su di un palcoscenico!(…) Non mi sforzo di rappresentare uomini completi, con errori e debolezze, ma mi interessa la polemica, il contrasto violento, colori accesi, una pittura in bianco e nero, una sorta di tecnica a intaglio. Io colpisco per così dire con l’ascia, in modo che non cresca più l’erba dove sono passate le mie figure. (…) Elfriede Jelinek
La nostra idea di messa in scena ruota intorno al vuoto che la parola della Jelinek crea, alla sua visionarietà, trash e allo stesso tempo filosofica, che si ripercuote sullo spazio scenico e sul corpo dell'attore, e ti trascina nel desiderio di un rapporto con la scena primario, animalesco, crudele.
I due dialoghi tra la Morte e la Fanciulla sono dei confronti paradossali, perversi e ironici dove la parola è un filo teso tra due poli opposti, è concreta e pericolosa, è una questione di vita o di morte.
la verità 7x7
Tutto quello che abbiamo detto, scritto, analizzato fin'ora è il fondamento di cui ha bisogno questo testo per essere agito, partiamo da questo sconquasso, da questa rivolta.
Tutte queste riflessioni sono la zappetta per scavare, andare a fondo, scoprire, mettere alla luce i nostri cadaveri, i nostri vermetti, quelli in cui siamo tutti invischiati; tutte queste riflessioni, ripetiamo, sono l'altrove; lo spettacolo sarà a sua volta altrove, sarà un oggetto che avrà una sua indipendenza,
una sua partitiura visonaria di voce e di azioni percepita nello spazio, il nostro lavoro è la ricerca di questo spazio, interno ed esterno a noi, dove in primis appariamo noi come oggetti creativi e portatori di senso e non.
Questo per mettere un accento sull'oggetto che sarà..., in qualche modo sarà... un non spettacolo, nel senso che l'idea della non rappresentazione è il tema principe nei -Drammi di Principesse- la domanda è talmente forte la visione talmente accecante da diventare irrapresentabile (questo lo dice subito la Jelinek: scordiamoci il teatro, per favore! più o meno in questo modo! iniziamo già a prendere possesso!vedete!), questo ci pone la questione x, ci materializza e concretizza ad un livello tale da essere mostruose, e tremendamente belle, innominabili eppure siamo Federica e Luisa e il pubblico ci guarda!
N.B-Rappresentabile e irrappresentabile si può sostituire con presentabile e impresentabile.
piccolo prologo sulla jelinek
I Prinzessendramen (Drammi di Principesse) è un ciclo di atti unici di varia forma e misura che Elfriede Jelinek va elaborando dal 2001. Protagonista di questo progetto letterario e teatrale è l’immortale figura della “principessa”: quella vera, eterna, della favola (Biancaneve, Rosamunda) quella moderna, da rotocalco (Jackie Kennedy), messa in mostra nella teatralità di una scrittura che diventa vero linguaggio che tutto comprende e illumina crudelmente: schemi preordinati, storici e sociali, luoghi comuni, miti popolari, e anche se stesso, la sua stessa potenza e fallacità.
Il teatro della Jelinek, trattando temi quali la politica, il sociale (condizione della donna), il linguaggio del potere, è una miccia accesa, sempre sul punto di esplodere e risveglia in noi un autentico spirito di rivolta, nella sua scrittura non ci sono regole; la regola fondamentale è che non ci siano regole. Nell'area degli scrittori-drammaturghi contemporanei che potremmo definire "maledetti", figli degeneri della tranquilla Austria (Thomas Bernahrd, Werner Schwab) Elfriede Jelinek è la voce femminile più innovativa e provocatoria, dove per “femminile” si intende la capacità di creare un linguaggio prolifico nel generare una molteplicità di significati; in particolare nei testi teatrali, la provocazione non riguarda solo il contenuto, che tocca temi scottanti, mai in un modo banale e moralistico (la condizione della donna nella società, l'accesso al potere, la visione della storia attraverso il nostro contemporaneo), ma anche il piano della messa in scena, che viene negata nelle sue regole fondamentali: azione, personaggio, luogo, esistono solo tra le righe in una visionaria libertà.
La parola della Jelinek è allo stesso tempo puramente teatrale, perché è, in primo luogo, materia vocale, con un corpo sonoro vivo e presente fatto di fonetica, ritmo, una musica assolutamente inscindibile dal senso.
i due mostri
L’intento fondamentale della nostra ricerca su questi testi è di sintetizzare la stratificazione e la simultaneità di senso, materia vocale, e attitudine performativa.
La morte e la fanciulla I e III sono i primi atti della serie: due dialoghi tra Biancaneve e il Cacciatore e tra Rosamunda e Fulvio, tra una figura maschile e una femminile, tra la Morte (in tedesco al maschile) e la Fanciulla, appunto.
la radicalità di questi testi si evidenzia lì dove il personaggio sparisce nella Figura, il Maschile e il Femminile si confrontano su un terreno assoluto, dove chi decide e chi agisce le regole, è un fantoccio (la raffigurazione di una funzione sociale, e quindi assoluta).
L'impersonare ruoli maschili e femminili, non è quindi secondario ma mette in primo piano il punto fondamentale, l'incontro in scena del maschile assoluto e del femminile assoluto in tutte le accezioni.
“..Io ingrandisco (o riduco) le mie figure in una dimensione super-umana, ne faccio dei fantocci visto che devono stare su un piedistallo. L’assurdità della situazione teatrale- si guarda qualcosa su di un palcoscenico!(…) Non mi sforzo di rappresentare uomini completi, con errori e debolezze, ma mi interessa la polemica, il contrasto violento, colori accesi, una pittura in bianco e nero, una sorta di tecnica a intaglio. Io colpisco per così dire con l’ascia, in modo che non cresca più l’erba dove sono passate le mie figure. (…) Elfriede Jelinek
La nostra idea di messa in scena ruota intorno al vuoto che la parola della Jelinek crea, alla sua visionarietà, trash e allo stesso tempo filosofica, che si ripercuote sullo spazio scenico e sul corpo dell'attore, e ti trascina nel desiderio di un rapporto con la scena primario, animalesco, crudele.
I due dialoghi tra la Morte e la Fanciulla sono dei confronti paradossali, perversi e ironici dove la parola è un filo teso tra due poli opposti, è concreta e pericolosa, è una questione di vita o di morte.
la verità 7x7
Tutto quello che abbiamo detto, scritto, analizzato fin'ora è il fondamento di cui ha bisogno questo testo per essere agito, partiamo da questo sconquasso, da questa rivolta.
Tutte queste riflessioni sono la zappetta per scavare, andare a fondo, scoprire, mettere alla luce i nostri cadaveri, i nostri vermetti, quelli in cui siamo tutti invischiati; tutte queste riflessioni, ripetiamo, sono l'altrove; lo spettacolo sarà a sua volta altrove, sarà un oggetto che avrà una sua indipendenza,
una sua partitiura visonaria di voce e di azioni percepita nello spazio, il nostro lavoro è la ricerca di questo spazio, interno ed esterno a noi, dove in primis appariamo noi come oggetti creativi e portatori di senso e non.
Questo per mettere un accento sull'oggetto che sarà..., in qualche modo sarà... un non spettacolo, nel senso che l'idea della non rappresentazione è il tema principe nei -Drammi di Principesse- la domanda è talmente forte la visione talmente accecante da diventare irrapresentabile (questo lo dice subito la Jelinek: scordiamoci il teatro, per favore! più o meno in questo modo! iniziamo già a prendere possesso!vedete!), questo ci pone la questione x, ci materializza e concretizza ad un livello tale da essere mostruose, e tremendamente belle, innominabili eppure siamo Federica e Luisa e il pubblico ci guarda!
N.B-Rappresentabile e irrappresentabile si può sostituire con presentabile e impresentabile.


