01/03/08 21:30
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rassegna DRAMORAMA – TREallaTERZA
SHOW

di e con: Antonio Tagliarini

collaborazione artistica: Daria Deflorian e Fabrizio Bianchi
elaborazione maschere: Fabrizio Bianchi e Roberta Spegne
disegno luci: Antonio Tagliarini e Leonardo Bucalossi
con il sostegno di Rialto Sant’Ambrogio, Centro Artistico Il Grattacielo di Livorno e Armunia Festival Costa degli Etruschi

terzo spettacolo della trilogia sulla rappresentazione: Freezy, Titolo provvisorio: senza titolo e Show

Un auto-ri-tratto impossibile. Un auto-intervista, tante interviste. La confessione. Io sono un presentatore, un danzatore, uno show-man. Io sono…me, io…chi sono? Io sono il mio tempo. Io sono le mie cose. Io sono i miei eroi. Io sono il mio alter-ego… io sono tante di quelle possibilità che mi diluisco, svanisco, coincido con lo spazio che mi circonda, coincido con gli occhi che mi guardano e che guardandomi mi rendono possibile e dunque vero…

Questo lavoro continua una ricerca che porto avanti da alcuni anni e che ha portato alla creazione di “Freezy” e di “Titolo provvisorio:senza titolo”, gli ultimi due spettacoli da me prodotti.
“Show” vuole essere, appunto, il terzo spettacolo della trilogia sulla “rappresentazione”.

“Show” e la mia ricerca: si tratta di alcune domande che continuo a pormi rinunciando al tentativo, del resto impossibile, di dare una risposta unica e risolutiva.
Vivo in un tempo in cui la mia presenza, la mia identità è fragile, incerta, confusa. Sono al lato, alla periferia delle cose e dunque io, la mia presenza, diventiamo il centro del mio lavoro, della ricerca, della messa in discussione.

C’è una strana lotta, una contraddizione tra l’esserci e il non esserci, il sottrarsi per evidenziare nell’assenza la presenza, il non riconoscersi, la necessità di raccontarsi, di definirsi… in un continuo gioco, in una continua dialettica, tra il presentarsi e il rappresentarsi… tra il mentire e credere di dire il vero…

Questa nuova creazione vuole indagare, esporre, ridicolizzare, mettere in discussione la presenza, la mia presenza per appunto: un continuo tentativo di definirsi rispetto a se stessi e agli altri che vedo in me e intorno a me e il continuo fallimento di questo tentativo.

Questa creazione sia sul piano formale che su quello concettuale vuole lavorare sulla frammentarietà, sull’impossibilità, sul ridicolo. E dunque la struttura centrale dello spettacolo deve assumere questo concetto: sarà uno spettacolo che volutamente si tradirà, si bloccherà, entrerà in crisi…

Sia sul piano formale che su quello concettuale lavorerò sulla frammentarietà, sull’impossibilità, sul ridicolo, sul sovvertimento dei codici.
Voglio soffermarmi un momento su questo termine “ridicolo”.
Nei miei spettacoli la gente ride molto.
Io non cerco mai di fare ridere, non penso alla comicità come obbiettivo, come risultato, mai.
Io, piuttosto, lavoro sul ridicolo come esposizione dell’intimo, come manifestazione del proibito, ciò che non vorremmo mai sia conosciuto di noi.
Parto spesso da qualcosa di duro, tragico, banale, intimo, a volte doloroso
E non so per quale alchimia la leggerezza e la “comicità” divengono un elemento caratterizzante dei miei lavori.

3 categorie assegnate a questo evento:

teatro rassegna dramorama

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