06/02/08 - 10/02/08 21:30
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rassegna DRAMORAMA – TREallaTERZA
antò le momò

di e con Andrea Cosentino

progetto Mara’Samort presenta
antò le momò
avanspettacolo della crudeltà


in collaborazione con
Coop Teatro Lanciavicchio e Festival InEquilibrio di Castiglioncello

di e con Andrea Cosentino


regia Andrea Virgilio Franceschi
consulenza drammaturgica Valentina Giacchetti
collaborazione artistica Antonio Silvagni
maschere Andrea Cosentino


Io Antonin Artaud sono mio figlio, mio padre, mia madre ed io
(A. Artaud)
Non si dà vera vita nella falsa
(T.W. Adorno)
Ci sono più cose in cielo e in terra di quante ce ne stanno a mezz’aria
(A. Cosentino)

 
Antò le momò era il titolo di un mio vecchio spettacolo non del tutto compiuto ma nel quale c’erano i germi di molto del mio lavoro successivo.
Oggi riprendo quel titolo per sviluppare alcune idee e materiali che erano in quello spettacolo, e che pochi hanno avuto occasione di vedere, ma soprattutto per iniziare a elaborare nuove idee e nuovi materiali. Al fondo: per dare nuove direzioni al mio lavoro e per approfondire quelle già prese. In questo senso Antò le momò è programmaticamente uno studio, l’incompiutezza è la sua condizione programmatica, la provvisorietà la sua ragion d’essere.
A quel vecchio titolo ho aggiunto un sottotitolo: avanspettacolo della crudeltà.
E’ avanspettacolo in senso affettivo. L’avanspettacolo è stato la nostra ultima grande stagione teatrale. La libertà e la frammentarietà e i colori vogliono essere un omaggio a un’arte al contempo ingenua e sapiente, popolare nelle ambizioni e sofisticata negli strumenti. Intrattenimento senza complessi di colpa, monumento al presente come punto di fuga gioioso dalla mancanza di prospettive, evasione che per compiersi deve mappare la prigione e scoprirne i punti deboli.
Antò le momò vuole essere avanspettacolo anche in senso letterale, qualcosa che viene prima dello spettacolo vero e proprio. Esposizione dell’incompiuto, processo creativo esibito un attimo prima che diventi forma, strutture drammaturgiche denudate come gesto estremo e paradossale di pudore. Nella prima metà del novecento l’avanspettacolo si recitava prima dell’inizio e negli interstizi dello spettacolo vero e proprio, che allora era la proiezione cinematografica. Nella consapevolezza che oggi più che allora lo spettacolo è altrove, io tento di usare il teatro per scomporre i meccanismi dello spettacolo stesso, e della società che attraverso di esso si esprime.
Antò le momò è la mia piccola scatola delle meraviglie, il mio laboratorio alchemico di sperimentazioni comico-grottesche, il contenitore aperto e provvisorio di spettacoli che non farò mai e di idee che svilupperò altrove. Allo stato attuale dentro ci sono materiali di progetti extrateatrali ai quali sto lavorando, come la macchina celibe della tradizione illustrata dalla solita vecchietta abruzzese, che è parte del progetto Festa del Paparacchio. C’è poi un fatto di cronaca nera e vera confessato da un improbabile Pulcinella, dove proseguo e radicalizzo quel raccontare gli spettacoli per smontarli, che era già la cifra dei miei lavori precedenti. E c’è la presentazione di telemomò, la televisione autarchica-demenziale, dove si rappresentano sceneggiati, telegiornali e pubblicità manipolando bambole di plastica, parrucche, giocattoli, pezzi di corpo e brandelli di oggetti. E ancora ci sono danze e racconti e canzoni e c’è naturalmente Antonin Artaud, cui questo avanspettacolo è dedicato, ridotto a marionetta manovrata da un suo doppio irridente, il quale dinanzi a voi, Signore e Signori, cercherà di catturare Dio per verificarne l’esistenza. Non sono adesso in grado di anticiparVi l’esito dell’esperimento. Qui tutto accade nell’attimo in cui accade, e può anche non accadere. Qui voglio concedermi il piacere del rischio e dell’improvvisazione, che per me rimane il cuore pulsante del teatro.


Andrea Cosentino Attore, autore, comico e studioso di teatro. Dopo una formazione da attore di prosa e una ricognizione nei territori della ricerca teatrale, studia teatro comico e gestuale a Parigi con Philippe Gaulier e Monika Pagneux, e compie un apprendistato da cantastorie a contatto con i poeti a braccio della maremma toscana.
E' attore-autore di performance e spettacoli, tra i quali 'La tartaruga in bicicletta in discesa va veloce', ‘Andromaca’ con la regia di Massimiliano Civica, 'L'asino albino' e ‘Angelica’. Tiene seminari e laboratori sul teatro gestuale, l'improvvisazione e le maschere. Ha collaborato con diverse compagnie, tra le quali il Drammateatro di Pescara, Il Lanciavicchio di Avezzano, Ruotalibera di Roma, il Teatro della Tosse di Genova. In televisione ha partecipato alla trasmissione ‘Ciro presenta Visitors’ (RTI mediaset). Collabora con l’Università “La Sapienza” di Roma, e ha vinto il Premio IDI "Mario Apollonio" 1995. Tra i suoi scritti pubblicati: "La scena dell'osceno" (1998 Odradek edizioni) e il saggio Teatro sul margine nel volume “Fuori norma” (2000 Armando editore). E' promotore del PROGETTO MARA'SAMORT, che opera per un'ipotesi di teatro del-con-sul margine, attraverso una ricerca tematica, linguistica e performativa sulle forme espressive subalterne. Con l'associazione 'Teatri di Yorick' si occupa di teatri della diversità, curando iniziative di laboratorio e di spettacolo nelle carceri e con il disagio psichiatrico.

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