QUARTA EDIZIONE
GLI OCCHI DELLA MEMORIA
teatro di racconto sociale e memoria del presente
PROGRAMMA SINTETICO DELLA RASSEGNA
spettacoli dalle 19:00 in poi
orari riportati nelle schede più avanti
spettacoli dalle 19:00 in poi
orari riportati nelle schede più avanti
da martedì 11 a giovedì 13 Cada Die Teatro [Cagliari] «Arcipelaghi»
martedì 11 e mercoledì 12 DannyRose [Milano] «Le mani sopra la città»
giovedì 13 e venerdì 14 Manachuma [Reggio Calabria] «’70voltesud»
da venerdì 14 a domenica 16 Nemesi Teatro [Taranto] «Anagrafe Lovecchio»
domenica 16 l. t. Creazione Collettiva CDSI “La voce della luna” "PASSAGGI"
da martedì 18 a giovedì 20 Circolo Alekseèv con UWAGA prod. «Li Corpi Scuri»
martedì 18 e mercoledì 19 Teatro di Bambs [Trento] «S.L.O.I. machine»
giovedì 20 e venerdì 21 Stradevarie [Carrara/Roma] «A piazza delle erbe!»
da venerdì 21 a domenica 23 Mutamenti [Grosseto] «La regina dei banditi»

«Arcipelaghi»
dal romanzo di Maria Giacobbe
con Alessandro Mascia e Pierpaolo Piludu
disegno luci e illuminotecnica di Giovanni Schirru
suono di Giampietro Guttuso
scene di Mario Madeddu e Marilena Pittiu
adattamento teatrale di Alessandro Lay e Pierpaolo Piludu
collaborazione drammaturgica di Alessandro Mascia
regia di Alessandro Lay
sala auditorium
martedì 11 e mercoledì 12 - h 22:15
DannyRose [Milano]
«Le mani sopra la città»
monologo non narrativo sul tema
della speculazione edilizia
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sala auditorium
giovedì 13 e venerdì 14 - h 21
PROGETTO “A SUD DELLA MEMORIA” (trilogia)
capitolo terzo
Manachuma [Reggio Calabria]
«’70voltesud»
di Salvatore Arena e Massimo Barilla
attore narrante Salvatore Arena
musiche originali Luigi Polimeni
scene Claudio Russo
tracce pittoriche Dario Andreoli, Claudio Russo
inserti video Felice D’Agostino, Arturo Lavorato, Caterina Gueli
disegno luci Beatrice Ficalbi
assistente alla regia Valentina Cioccolani
ricerche storiche e collaborazione al progetto Fabio Cuzzola
(autore del libro “Cinque anarchici del sud” Ed. Città del Sole)
una co-produzione
MANA CHUMA TEATRO
HORCYNUS FESTIVAL ‘07
con il sostegno di
Provincia di Reggio Calabria, Ente Teatro di Messina, Città di Bova, Vua – Bed and breakfast
Cronologia più che essenziale:
14 luglio 1970: Scoppiano i cosiddetti “moti di Reggio Calabria”
22 luglio 1970: Il treno Freccia del Sud Pa-To deraglia a causa di un attentato nei pressi di Gioia Tauro (RC): 6 morti e settanta feriti
Notte tra il 26 e 27 settembre 1970: Cinque giovani anarchici muoiono in un incidente automobilistico provocato da un Camion guidato da due dipendenti del Principe Junio Valerio Borghese.
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sala teatro
venerdì 14 - h 22:15
sabato 15 - h 21:00
domenica 16 - h 19:00
Nemesi Teatro [Taranto]
«Anagrafe Lovecchio»
di e con Alessandro Langiu
La storia della Seveso del Sud, l'Enichem di Manfredonia.
La ricerca della verità di Nicola Lovecchio. Dipendente della fabbrica che con il proprio lavoro d'indagine svela e denuncia i misteri dell'azienda di Stato in Italia.
L'enichem di Manfredonia, dall'esplosione del 1976, al lavoro di Nicola Lovecchio. Dipendente dell'enichem, che grazie all'incontro con l'oncologo Dott.Portaluri, nel 1994, raccoglierà le prove dell'origine della sua malattia e quella dei colleghi. Ad oggi si attende una sentenza.
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sala teatro
domenica 16 - h 21:00
Il laboratorio teatrale di Creazione Collettiva del CDSI “La voce della luna”
presenta
"PASSAGGI"
con Paolo Accurso, Alessandro Adducci, Viviana Alibrandi, Dario Barela, Simona Brandi, Eleonora Corica, Marco Di Segni, Vincenzo Giorgi, Maurizio Longo, Diana Pucci, Marta Reggio, Elisa Romanelli, Gianluca Santucci
regia di Nino Pizza
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sala teatro
da martedì 18 a giovedì 20 - h 21
Circolo Alekseèv con UWAGA prod.
presentano
«Li Corpi Scuri»
una parabola amara ... (tutta italiana)
scrittura di scena e corpo SIMONE FALOPPA
con l'amichevole partecipazione di MARCO FUMAROLA
assistente alla regia FLAVIA GALLO
infaticabilmente,presente MONìKA MARIOTTI
scene ATHOS e BIRU
disegno luci e audio CIRCOLO ALEKSEèV e RICCARDO FREZZA
foto di scena MASSIMO MATTEI
A tutti coloro che ancora sanno riconoscere il valore del dialogo e dell'ospitalità
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sala auditorium
martedì 18 e mercoledì 19 - h 22:30
Teatro di Bambs [Trento]
«S.L.O.I. machine»
con: Andrea Brunello.
regia di: Michela Marelli.
progetto di: Andrea Brunello.
musiche originali di: Carlo Casillo.
progetto scenico di: Andrea Violato.
disegno luci di: Alessandro Bigatti.
testo di: Michela Marelli e Andrea Brunello.
Lo spettacolo ha ricevuto il supporto del Comune di Trento. È stato in parte finanziato dalla CGIL del Trentino ed è inserito nelle manifestazioni legate al centenario della CGIL - 1906/2006.
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sala auditorium
giovedì 20 - h 22:30 e venerdì 21 - h 21:00
Stradevarie [Carrara/Roma]
«A piazza delle erbe!»
7 luglio 1944: la rivolta delle donne
di e con Mara Guadagni, Dalia Padoa, Soledad Nicolazzi
regia di Soledad Nicolazzi
scenografia Roberta Busato
coprodotto da Comune di Carrara
menzione speciale Premio Ustica per il Teatro 2007
“ per il rigore e la vitalità della ricerca etnografica e d'archivio (divenuta anch'essa oggetto di rappresentazione) con cui le attrici hanno illuminato un episodio al femminile della lotta partigiana, dando corpo, voci e suoni agli aspetti quotidiani di vite antieroiche e ignare della paura, armate di ideali e fantasia, non violente e consapevolmente ribelli”
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sala teatro
da venerdì 21 a domenica 23 - h 21
Mutamenti [Castel del piano – Grosseto]
«La regina dei banditi»
di Federico Bertozzi
con Sara Donzelli
martedì 11 e mercoledì 12 DannyRose [Milano] «Le mani sopra la città»
giovedì 13 e venerdì 14 Manachuma [Reggio Calabria] «’70voltesud»
da venerdì 14 a domenica 16 Nemesi Teatro [Taranto] «Anagrafe Lovecchio»
domenica 16 l. t. Creazione Collettiva CDSI “La voce della luna” "PASSAGGI"
da martedì 18 a giovedì 20 Circolo Alekseèv con UWAGA prod. «Li Corpi Scuri»
martedì 18 e mercoledì 19 Teatro di Bambs [Trento] «S.L.O.I. machine»
giovedì 20 e venerdì 21 Stradevarie [Carrara/Roma] «A piazza delle erbe!»
da venerdì 21 a domenica 23 Mutamenti [Grosseto] «La regina dei banditi»
SCHEDE SPETTACOLI
sala teatro
martedì 11 e mercoledì 12 - h 21
giovedì 13 - h 22:15
Cada Die Teatro [Cagliari]martedì 11 e mercoledì 12 - h 21
giovedì 13 - h 22:15

«Arcipelaghi»
dal romanzo di Maria Giacobbe
con Alessandro Mascia e Pierpaolo Piludu
disegno luci e illuminotecnica di Giovanni Schirru
suono di Giampietro Guttuso
scene di Mario Madeddu e Marilena Pittiu
adattamento teatrale di Alessandro Lay e Pierpaolo Piludu
collaborazione drammaturgica di Alessandro Mascia
regia di Alessandro Lay
Lo spettacolo è la nuova tappa del progetto su teatro di narrazione e letteratura sarda del Cada Die Teatro. Iniziato nel 1998 con Quelli dalle labbra bianche di Francesco Masala e proseguito nel 2003 con Cristolu di Salvatore Niffoi (in coproduzione con Bocheteatro di
Nuoro), il progetto arriva alla terza tappa con Arcipelaghi tratto dal romanzo di Maria Giacobbe.
Giosuè, un ragazzino di quattordici anni, viene ucciso perché ha visto troppo; nessuno sa chi è stato. Tre mesi dopo nella notte di S. Antonio, la notte dei fuochi, un uomo viene freddato con un colpo di pistola.
La mattina successiva Oreste, anche lui di quattordici anni, si presenta lacero e bagnato fradicio a casa dei Rudas, amici di famiglia che vivono in un paese a parecchi chilometri dal suo.
Nuoro), il progetto arriva alla terza tappa con Arcipelaghi tratto dal romanzo di Maria Giacobbe.
Giosuè, un ragazzino di quattordici anni, viene ucciso perché ha visto troppo; nessuno sa chi è stato. Tre mesi dopo nella notte di S. Antonio, la notte dei fuochi, un uomo viene freddato con un colpo di pistola.
La mattina successiva Oreste, anche lui di quattordici anni, si presenta lacero e bagnato fradicio a casa dei Rudas, amici di famiglia che vivono in un paese a parecchi chilometri dal suo.
Cos’è successo? Quella che pian piano iniziamo a immaginare è la verità? Applicare la legge, punire, equivale sempre a riparare all’errore? E qual’è il vero signifi cato di “giustizia”?
Il teatro, come tutta l’arte, ha il compito e il dovere non tanto di dare risposte ma di porre domande, possibilmente scomode e di non facile soluzione. Domande che costringano a rifl essioni profonde, che invitino lo spettatore a prendere posizione su quello che dal palcoscenico gli viene proposto.
Arcipelaghi, come già indica il titolo, racconta non una ma più vicende, non espone una verità ma, come fossero vere e proprie isole che man mano affi orano, porta a galla le diverse visioni di ognuno dei personaggi, fino a formare appunto un “arcipelago” di verità in cui decidere cos’è giusto e cosa no resta un compito del lettore o, nel nostro caso, dello spettatore.
--------Il teatro, come tutta l’arte, ha il compito e il dovere non tanto di dare risposte ma di porre domande, possibilmente scomode e di non facile soluzione. Domande che costringano a rifl essioni profonde, che invitino lo spettatore a prendere posizione su quello che dal palcoscenico gli viene proposto.
Arcipelaghi, come già indica il titolo, racconta non una ma più vicende, non espone una verità ma, come fossero vere e proprie isole che man mano affi orano, porta a galla le diverse visioni di ognuno dei personaggi, fino a formare appunto un “arcipelago” di verità in cui decidere cos’è giusto e cosa no resta un compito del lettore o, nel nostro caso, dello spettatore.
sala auditorium
martedì 11 e mercoledì 12 - h 22:15
DannyRose [Milano]
«Le mani sopra la città»
monologo non narrativo sul tema
della speculazione edilizia
un progetto di Nicola Zucchi e Domenica Ligorio
drammaturgia e regia di Nicola Zucchi
con Elena Ruzza
prodotto e distribuito da DannyRose
“I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e
ambientale che li produce.”
Le mani sopra le città è uno spettacolo-denuncia in forma di orazione funebre: una giovane
attrice, Margherita Giacobbi, interpreta il ruolo di Dora, la nipote di un uomo giunto alla fine della propria vita. Il nonno viene prima ricordato con dolcezza, ma mentre procede nella narrazione la ragazza mette a fuoco una serie di caratteristiche su cui non può sorvolare: il nonno era un grande immobiliarista, un “palazzinaro”, una di quelle persone che hanno contribuito a rendere le nostre città sempre più cariche di cemento, sempre più invivibili. L’aspetto privato e quello pubblico si scontrano ed è molto forte la riflessione sulla moralità
che spesso viene dimenticata in favore del benessere personale.
drammaturgia e regia di Nicola Zucchi
con Elena Ruzza
prodotto e distribuito da DannyRose
“I personaggi e i fatti qui narrati sono immaginari, è autentica invece la realtà sociale e
ambientale che li produce.”
dal film “Le mani sulla città” di Francesco Rosi
Le mani sopra le città è uno spettacolo-denuncia in forma di orazione funebre: una giovane
attrice, Margherita Giacobbi, interpreta il ruolo di Dora, la nipote di un uomo giunto alla fine della propria vita. Il nonno viene prima ricordato con dolcezza, ma mentre procede nella narrazione la ragazza mette a fuoco una serie di caratteristiche su cui non può sorvolare: il nonno era un grande immobiliarista, un “palazzinaro”, una di quelle persone che hanno contribuito a rendere le nostre città sempre più cariche di cemento, sempre più invivibili. L’aspetto privato e quello pubblico si scontrano ed è molto forte la riflessione sulla moralità
che spesso viene dimenticata in favore del benessere personale.
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sala auditorium

giovedì 13 e venerdì 14 - h 21
PROGETTO “A SUD DELLA MEMORIA” (trilogia)
capitolo terzo
Manachuma [Reggio Calabria]
«’70voltesud»
di Salvatore Arena e Massimo Barilla
attore narrante Salvatore Arena
musiche originali Luigi Polimeni
scene Claudio Russo
tracce pittoriche Dario Andreoli, Claudio Russo
inserti video Felice D’Agostino, Arturo Lavorato, Caterina Gueli
disegno luci Beatrice Ficalbi
assistente alla regia Valentina Cioccolani
ricerche storiche e collaborazione al progetto Fabio Cuzzola
(autore del libro “Cinque anarchici del sud” Ed. Città del Sole)
una co-produzione
MANA CHUMA TEATRO
HORCYNUS FESTIVAL ‘07
con il sostegno di
Provincia di Reggio Calabria, Ente Teatro di Messina, Città di Bova, Vua – Bed and breakfast
Non sempre il tempo scorre con la stessa placida lentezza, come un ruscello acerbo. A volte rompe gli argini, e spazza come un turbine incazzato decenni di vita “quotidiana”, immobile, almeno in apparenza.
C’è un luogo in questa storia, il punto di rottura, una città del sud profondo (Reggio Calabria) aggrappata ai bordi di uno Stretto, che tutto a sé attira, a partire dallo sguardo.
Città d’incerta identità: calabrosicula forse, o forse più sicula che calabra, generosa e diffidente, come un cane da guardia che non sa cosa guardare né da chi guardarsi.
C’è un luogo che aspetta un tempo, il suo tempo, pur senza sapere a cosa condurrà. Quel tempo è il “settanta”, anno da cui non si ritorna, a partire dal quale nulla sarà lo stesso.
C’è una rivolta, spontanea e popolare, e poi fascista. La più imponente e duratura della storia repubblicana. C’è una polizia violenta e una politica che quella rivolta non capisce, non può capire.
E dentro la rivolta c’è un treno che deraglia su binari divelti da una bomba, lo sappiamo solo adesso dopo anni di verità dette troppo presto e troppo in fretta per non essere di comodo.
Ci sono soprattutto dei giovani reggini, molto giovani ed anarchici, che a quel treno si interessano tra tante altre cose. C’è una mini morris gialla che viaggia in autostrada verso roma, con dentro quei ragazzi e il risultato di un’indagine che sparirà nel nulla.
C’è un incidente strano, che tutto cancella, la vita di quei giovani, i loro volti, le loro storie piene di speranza e di passione.
C’è un luogo in questa storia, il punto di rottura, una città del sud profondo (Reggio Calabria) aggrappata ai bordi di uno Stretto, che tutto a sé attira, a partire dallo sguardo.
Città d’incerta identità: calabrosicula forse, o forse più sicula che calabra, generosa e diffidente, come un cane da guardia che non sa cosa guardare né da chi guardarsi.
C’è un luogo che aspetta un tempo, il suo tempo, pur senza sapere a cosa condurrà. Quel tempo è il “settanta”, anno da cui non si ritorna, a partire dal quale nulla sarà lo stesso.
C’è una rivolta, spontanea e popolare, e poi fascista. La più imponente e duratura della storia repubblicana. C’è una polizia violenta e una politica che quella rivolta non capisce, non può capire.
E dentro la rivolta c’è un treno che deraglia su binari divelti da una bomba, lo sappiamo solo adesso dopo anni di verità dette troppo presto e troppo in fretta per non essere di comodo.
Ci sono soprattutto dei giovani reggini, molto giovani ed anarchici, che a quel treno si interessano tra tante altre cose. C’è una mini morris gialla che viaggia in autostrada verso roma, con dentro quei ragazzi e il risultato di un’indagine che sparirà nel nulla.
C’è un incidente strano, che tutto cancella, la vita di quei giovani, i loro volti, le loro storie piene di speranza e di passione.
Piazza Fontana, la Loggia P2, i servizi segreti, deviati, indirizzati, teleguidati, i generali coi “rumore di sciabole”, la scomparsa di De Mauro il giornalista, Boris Giuliano, le bombe del nord, le bombe del sud, le bombe di Reggio Calabria, alle chiese, alle sezioni di partito, alla questura, il Treno di Gioia la Freccia del Sud, Forza Nuova, forze vecchie, Forza…, la democrazia, il Patto Atlantico, la mafia, la ‘ndrangheta, i fatti di Reggio, il capoluogo, la polizia, il principe Junio Valerio, il principe Borghese, i depistaggi, gli attacchi agli anarchici, una mini morris distrutta in autostrada, con cinque giovani intorno ai vent’anni…
Sarebbe tanto legare queste foto, intrecciarle con filo di carpenteria, per farne finalmente una storia sola… una sula, sempre a stissa
Sarebbe tanto legare queste foto, intrecciarle con filo di carpenteria, per farne finalmente una storia sola… una sula, sempre a stissa
Cronologia più che essenziale:
14 luglio 1970: Scoppiano i cosiddetti “moti di Reggio Calabria”
22 luglio 1970: Il treno Freccia del Sud Pa-To deraglia a causa di un attentato nei pressi di Gioia Tauro (RC): 6 morti e settanta feriti
Notte tra il 26 e 27 settembre 1970: Cinque giovani anarchici muoiono in un incidente automobilistico provocato da un Camion guidato da due dipendenti del Principe Junio Valerio Borghese.
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sala teatro

venerdì 14 - h 22:15
sabato 15 - h 21:00
domenica 16 - h 19:00
Nemesi Teatro [Taranto]
«Anagrafe Lovecchio»
di e con Alessandro Langiu
La storia della Seveso del Sud, l'Enichem di Manfredonia.
La ricerca della verità di Nicola Lovecchio. Dipendente della fabbrica che con il proprio lavoro d'indagine svela e denuncia i misteri dell'azienda di Stato in Italia.
L'enichem di Manfredonia, dall'esplosione del 1976, al lavoro di Nicola Lovecchio. Dipendente dell'enichem, che grazie all'incontro con l'oncologo Dott.Portaluri, nel 1994, raccoglierà le prove dell'origine della sua malattia e quella dei colleghi. Ad oggi si attende una sentenza.
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sala teatro
domenica 16 - h 21:00
Il laboratorio teatrale di Creazione Collettiva del CDSI “La voce della luna”
presenta
"PASSAGGI"
con Paolo Accurso, Alessandro Adducci, Viviana Alibrandi, Dario Barela, Simona Brandi, Eleonora Corica, Marco Di Segni, Vincenzo Giorgi, Maurizio Longo, Diana Pucci, Marta Reggio, Elisa Romanelli, Gianluca Santucci
regia di Nino Pizza
Abbiamo trascorso insieme tante ore, attraversato giorni, settimane, il tempo caldo e freddo di alcune stagioni.
Abbiamo imparato a conoscerci, a scambiare e confrontare pensieri, a costruire ed abitare spazi comuni.
Abbiamo imparato a guardarci lasciando che lo stupore di incrociare gli sguardi ci sorprendesse.
Abbiamo cercato parole come frutti selvatici da portare in dono.
Lungo la strada abbiamo incontrato persone nuove e lasciato che qualcuno si allontanasse, imparando che la vicinanza si può costruire da un saluto sincero.
Poi ci siamo fermati un istante cercando di cogliere nel tempo trascorso le forme della nostra vicenda. Si è costruita una scena dove immagini, disegni, luci, ricordi si propongono come tracce del nostro passato e tra esse la memoria di una storia possibile.
Abbiamo imparato a conoscerci, a scambiare e confrontare pensieri, a costruire ed abitare spazi comuni.
Abbiamo imparato a guardarci lasciando che lo stupore di incrociare gli sguardi ci sorprendesse.
Abbiamo cercato parole come frutti selvatici da portare in dono.
Lungo la strada abbiamo incontrato persone nuove e lasciato che qualcuno si allontanasse, imparando che la vicinanza si può costruire da un saluto sincero.
Poi ci siamo fermati un istante cercando di cogliere nel tempo trascorso le forme della nostra vicenda. Si è costruita una scena dove immagini, disegni, luci, ricordi si propongono come tracce del nostro passato e tra esse la memoria di una storia possibile.
Il Centro Diurno Sperimentale Integrato “La Voce della Luna”, della ASL RM/E, continua nella sua produzione artistica, continua anche a promuovere, o tenta di farlo, benessere ed energia. Lo fa attraverso i suoi percorsi artistici che si articolano nei due laboratori teatrali, in quello di musica, nel laboratorio di scrittura-sceneggiatura ed in quelli artigianali (sartoria, scenografia-falegnameria-restauro).
Occuparsi della soggettività con l’arte e la cultura, quindi. La grande, faticosa e gratificante scommessa che il nostro Centro Diurno rinnova ogni giorno, è quella di produrre ed organizzare l’accadimento artistico; non un luogo per una terapia ma un modo altro di esistere. Sperimentare “quella potenza inesplorata che noi siamo”, significa orientare le nostre soggettività verso un altrove comunque lecito, comunque esperibile. “La Voce della Luna” vuole essere questo luogo, questo momento, qui ed ora, nel quale la libertà di poter dire: io sono, non è più percepibile come un’utopia, ma un’esperienza possibile.
Ancora uno spettacolo, quindi, anzi due! Quest’anno il CDSI produce due spettacoli quasi in contemporanea, con due differenti regie, differenti luoghi e differenti gruppi di allievi. Dopo aver realizzato un cortometraggio proiettato in diversi festival del cinema della penisola, aver organizzato personali antologiche di nostri tre artisti, e molto altro ancora, questo dicembre “La Voce della Luna” sarà al teatro Greco ed al Rialtosantambrogio. Troppo? Non ci sottovalutate, potrete avere delle belle sorprese!
Occuparsi della soggettività con l’arte e la cultura, quindi. La grande, faticosa e gratificante scommessa che il nostro Centro Diurno rinnova ogni giorno, è quella di produrre ed organizzare l’accadimento artistico; non un luogo per una terapia ma un modo altro di esistere. Sperimentare “quella potenza inesplorata che noi siamo”, significa orientare le nostre soggettività verso un altrove comunque lecito, comunque esperibile. “La Voce della Luna” vuole essere questo luogo, questo momento, qui ed ora, nel quale la libertà di poter dire: io sono, non è più percepibile come un’utopia, ma un’esperienza possibile.
Ancora uno spettacolo, quindi, anzi due! Quest’anno il CDSI produce due spettacoli quasi in contemporanea, con due differenti regie, differenti luoghi e differenti gruppi di allievi. Dopo aver realizzato un cortometraggio proiettato in diversi festival del cinema della penisola, aver organizzato personali antologiche di nostri tre artisti, e molto altro ancora, questo dicembre “La Voce della Luna” sarà al teatro Greco ed al Rialtosantambrogio. Troppo? Non ci sottovalutate, potrete avere delle belle sorprese!
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sala teatro

da martedì 18 a giovedì 20 - h 21
Circolo Alekseèv con UWAGA prod.
presentano
«Li Corpi Scuri»
una parabola amara ... (tutta italiana)
scrittura di scena e corpo SIMONE FALOPPA
con l'amichevole partecipazione di MARCO FUMAROLA
assistente alla regia FLAVIA GALLO
infaticabilmente,presente MONìKA MARIOTTI
scene ATHOS e BIRU
disegno luci e audio CIRCOLO ALEKSEèV e RICCARDO FREZZA
foto di scena MASSIMO MATTEI
Siamo persuasi che la storia di un Principe
non è tutto quello che egli ha fatto,
ma quello che ha fatto meritevole
d'essere trasmesso alla posterità.
non è tutto quello che egli ha fatto,
ma quello che ha fatto meritevole
d'essere trasmesso alla posterità.
19 dicembre 2000,mercoledì.
Cosa resta:
In uno spazio della cattiva coscienza, appollaiato nel cimitero del Belpaese, un piccolo IMPIEGATO sta, lento,a basso volume.
Corroso e divorato da un SISTEMA -del cui vertice egli è stato,suo malgrado,segretario particolare per un decennio- è ormai pronto a mettere un punto alla sua esistenza;
a regalarsi purchè la sua deposizione non finisca dentro un cassetto, come troppa storia italiana. La GIUSTIZIA lo interroga,a viso aperto.
Lo incalza e bacchetta senza scrupoli.
Costringendolo così ad una drastica revisione della propria memoria e del proprio dismesso abito di piazzista d'una merce ormai scaduta:la politica.
Cosa ho compreso:
Compilando queste note a freddo e in largo anticipo, poco posso determinare dei fini e degli esiti di questo mio lavoro.
Lo studio e il tempo di prova però mi hanno fatto inciampare in una questione ben più spinosa di qualsiasi colpa individuale o gesto spettacolare: la pericolosa condotta del mio paese.
La consapevolezza di questo male e le mie responsabilità di privato cittadino SOLO di fronte alla comunità-teatro mi hanno perciò spinto a condurre questo requiem contro il tempo affidandomi al sentiero deflagrante della PAROLA e alla sua MANDUCAZIONE.
Mi è sembrato così di rendere alcuni di questi CORPI DEL REATO un po' meno SCURI.
Almeno un po'.
Avvertenze:
Luoghi, fatti, persone sono per la durata di questo spettacolo REALI.
Non ho inventato niente.
Ogni volta che,sulle tracce di un mio vecchio costume,INVENTAVO mi sono sentito spinto a DISTRUGGERE ciò che inventavo.
Ringraziamenti:
A Marco, Flavia e Monìka per tutto il tempo e la pazienza concessami, a Graziano Graziani e al Rialto S.Ambrogio tutto, a Riccardo Frezza per non avermi negato una mano, a Simone Castano per certo Gaber,a Lucia Calamaro e Viviana Bianchini, al focolare Otranto-Mattei di Mirto Crosìa dove tutto ebbe inizio,a certi film di Marco Ferreri e Francesco Rosi, al Dario Fo autore,a Ugo Tognazzi che più di tutti avrei voluto indossasse queste mie parole, e a tutti coloro che hanno sottoscritto anche un solo euro per permettermi questo spettacolo.
In uno spazio della cattiva coscienza, appollaiato nel cimitero del Belpaese, un piccolo IMPIEGATO sta, lento,a basso volume.
Corroso e divorato da un SISTEMA -del cui vertice egli è stato,suo malgrado,segretario particolare per un decennio- è ormai pronto a mettere un punto alla sua esistenza;
a regalarsi purchè la sua deposizione non finisca dentro un cassetto, come troppa storia italiana. La GIUSTIZIA lo interroga,a viso aperto.
Lo incalza e bacchetta senza scrupoli.
Costringendolo così ad una drastica revisione della propria memoria e del proprio dismesso abito di piazzista d'una merce ormai scaduta:la politica.
Cosa ho compreso:
Compilando queste note a freddo e in largo anticipo, poco posso determinare dei fini e degli esiti di questo mio lavoro.
Lo studio e il tempo di prova però mi hanno fatto inciampare in una questione ben più spinosa di qualsiasi colpa individuale o gesto spettacolare: la pericolosa condotta del mio paese.
La consapevolezza di questo male e le mie responsabilità di privato cittadino SOLO di fronte alla comunità-teatro mi hanno perciò spinto a condurre questo requiem contro il tempo affidandomi al sentiero deflagrante della PAROLA e alla sua MANDUCAZIONE.
Mi è sembrato così di rendere alcuni di questi CORPI DEL REATO un po' meno SCURI.
Almeno un po'.
Avvertenze:
Luoghi, fatti, persone sono per la durata di questo spettacolo REALI.
Non ho inventato niente.
Ogni volta che,sulle tracce di un mio vecchio costume,INVENTAVO mi sono sentito spinto a DISTRUGGERE ciò che inventavo.
Ringraziamenti:
A Marco, Flavia e Monìka per tutto il tempo e la pazienza concessami, a Graziano Graziani e al Rialto S.Ambrogio tutto, a Riccardo Frezza per non avermi negato una mano, a Simone Castano per certo Gaber,a Lucia Calamaro e Viviana Bianchini, al focolare Otranto-Mattei di Mirto Crosìa dove tutto ebbe inizio,a certi film di Marco Ferreri e Francesco Rosi, al Dario Fo autore,a Ugo Tognazzi che più di tutti avrei voluto indossasse queste mie parole, e a tutti coloro che hanno sottoscritto anche un solo euro per permettermi questo spettacolo.
A tutti coloro che ancora sanno riconoscere il valore del dialogo e dell'ospitalità
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sala auditorium

martedì 18 e mercoledì 19 - h 22:30
Teatro di Bambs [Trento]
«S.L.O.I. machine»
con: Andrea Brunello.
regia di: Michela Marelli.
progetto di: Andrea Brunello.
musiche originali di: Carlo Casillo.
progetto scenico di: Andrea Violato.
disegno luci di: Alessandro Bigatti.
testo di: Michela Marelli e Andrea Brunello.
Lo spettacolo ha ricevuto il supporto del Comune di Trento. È stato in parte finanziato dalla CGIL del Trentino ed è inserito nelle manifestazioni legate al centenario della CGIL - 1906/2006.
L'operaio della S.L.O.I. aveva la possibilità di vincere: la paga alla S.L.O.I. era il doppio di quella delle altre aziende e con gli extra fuori busta si faceva jackpot! Il rischio era quello di perdere l'intelletto, la salute, la vita.
Il vero jackpot lo facevano i proprietari della fabbrica. La S.L.O.I. era una delle pochissime al mondo a produrre il piombo tetraetile, l'additivo chimico nelle benzine super. Era troppo pericoloso, nessuno voleva averci a che fare. Andava a ruba.
In ogni litro di benzina che il mondo usava c'era un po' della salute degli operai della S.L.O.I. di Trento. Erano loro le monetine, la fabbrica era una slot machine e i padroni vincevano a mani basse.
Fino al 1978. Un enorme incendio, i depositi del piombo tetraetile lambiti dal fuoco. La città di Trento ha sfiorato l'annientamento.
Nel 1978 solo la morte ha rischiato di fare jackpot.
Il vero jackpot lo facevano i proprietari della fabbrica. La S.L.O.I. era una delle pochissime al mondo a produrre il piombo tetraetile, l'additivo chimico nelle benzine super. Era troppo pericoloso, nessuno voleva averci a che fare. Andava a ruba.
In ogni litro di benzina che il mondo usava c'era un po' della salute degli operai della S.L.O.I. di Trento. Erano loro le monetine, la fabbrica era una slot machine e i padroni vincevano a mani basse.
Fino al 1978. Un enorme incendio, i depositi del piombo tetraetile lambiti dal fuoco. La città di Trento ha sfiorato l'annientamento.
Nel 1978 solo la morte ha rischiato di fare jackpot.
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sala auditorium

giovedì 20 - h 22:30 e venerdì 21 - h 21:00
Stradevarie [Carrara/Roma]
«A piazza delle erbe!»
7 luglio 1944: la rivolta delle donne
di e con Mara Guadagni, Dalia Padoa, Soledad Nicolazzi
regia di Soledad Nicolazzi
scenografia Roberta Busato
coprodotto da Comune di Carrara
menzione speciale Premio Ustica per il Teatro 2007
“ per il rigore e la vitalità della ricerca etnografica e d'archivio (divenuta anch'essa oggetto di rappresentazione) con cui le attrici hanno illuminato un episodio al femminile della lotta partigiana, dando corpo, voci e suoni agli aspetti quotidiani di vite antieroiche e ignare della paura, armate di ideali e fantasia, non violente e consapevolmente ribelli”
Luglio 1944: vicino a Carrara passa la linea gotica. I tedeschi sono prossimi alla ritirata, la tensione è molto alta. Gli uomini sono tutti al monte. Le donne sono il punto di contatto: riforniscono i partigiani, portano messaggi, vanno fino a Parma a piedi per scambiare il sale con la farina.
I nazisti ordinano l’evacuazione della città. Andare via vuol dire lasciare i partigiani senza sostegno. Le carraresi si rifiutano di partire: in piazza delle Erbe la protesta è pacifica ma le donne sono inflessibili, ferme davanti alle mitragliatrici. Alcune di loro vengono arrestate e interrogate, si teme per la loro vita. Dopo quattro giorni, le autorità revocano l’ordine di sgombero.
“Io voglio essere libera, sono una donna libera e voglio essere libera” dice una delle intervistate, a 70 anni dalla Resistenza.
Come è stata possibile la rivolta di piazza delle Erbe, avvenuta durante uno dei periodi più critici della guerra? Quali risorse umane e politiche hanno alimentato la sua debole forza rivoluzionaria?
In scena c'è un carro. È un banco del mercato ma anche uno dei mezzi di fortuna con cui le carraresi andavano in montagna, in cerca di cibo; ora è un teatrino, ora uno schermo su cui vengono proiettate vecchie foto. Con i racconti, i canti, le immagini, ci trasformiamo a nostra volta in bambine, anziane, partigiane, venditrici del mercato, agitatrici: le donne di piazza delle Erbe.
Il gruppo
L'associazione Stradevarie si occupa di teatro, racconti, canti popolari, interviste e testimonianze. La ricerca teatrale si basa su tecniche di narrazione e di teatro di figura, in direzione di una poetica culturale e civile insieme.
I nazisti ordinano l’evacuazione della città. Andare via vuol dire lasciare i partigiani senza sostegno. Le carraresi si rifiutano di partire: in piazza delle Erbe la protesta è pacifica ma le donne sono inflessibili, ferme davanti alle mitragliatrici. Alcune di loro vengono arrestate e interrogate, si teme per la loro vita. Dopo quattro giorni, le autorità revocano l’ordine di sgombero.
“Io voglio essere libera, sono una donna libera e voglio essere libera” dice una delle intervistate, a 70 anni dalla Resistenza.
Come è stata possibile la rivolta di piazza delle Erbe, avvenuta durante uno dei periodi più critici della guerra? Quali risorse umane e politiche hanno alimentato la sua debole forza rivoluzionaria?
In scena c'è un carro. È un banco del mercato ma anche uno dei mezzi di fortuna con cui le carraresi andavano in montagna, in cerca di cibo; ora è un teatrino, ora uno schermo su cui vengono proiettate vecchie foto. Con i racconti, i canti, le immagini, ci trasformiamo a nostra volta in bambine, anziane, partigiane, venditrici del mercato, agitatrici: le donne di piazza delle Erbe.
Il gruppo
L'associazione Stradevarie si occupa di teatro, racconti, canti popolari, interviste e testimonianze. La ricerca teatrale si basa su tecniche di narrazione e di teatro di figura, in direzione di una poetica culturale e civile insieme.
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sala teatro
da venerdì 21 a domenica 23 - h 21
Mutamenti [Castel del piano – Grosseto]
«La regina dei banditi»
di Federico Bertozzi
con Sara Donzelli
musica Carlo Gatteschi e Indoeuropean Music Ensemble
regia Giorgio Zorcù
produzione Accademia Amiata Mutamenti,
festival Toscana delle Culture
Phoolan Devi, la Regina dei banditi, è una figura leggendaria e controversa dell’India contemporanea, anche se pressoché sconosciuta al pubblico europeo.
La sua vicenda esemplare di donna guerriera, costretta suo malgrado alle armi, ci offre lo spunto per affrontare il tema del potere della ribellione e della violenza; e qui soprattutto, trattandosi di una donna, risalta l’aspetto della violenza sessuale, e l’azione di Phoolan come voce di coraggio femminile là dove l’oppressione ha ridotto l’uomo al silenzio.
Oggi ci proponiamo di rinnovare la memoria di questa giovane ragazza costretta a imbracciare un fucile, riconoscendo l’utilità di raccontare quella predestinazione al dolore e quella rivendicazione del diritto individuale e collettivo che ha radici profonde anche nell’epica della nostra cultura.
regia Giorgio Zorcù
produzione Accademia Amiata Mutamenti,
festival Toscana delle Culture
Phoolan Devi, la Regina dei banditi, è una figura leggendaria e controversa dell’India contemporanea, anche se pressoché sconosciuta al pubblico europeo.
La sua vicenda esemplare di donna guerriera, costretta suo malgrado alle armi, ci offre lo spunto per affrontare il tema del potere della ribellione e della violenza; e qui soprattutto, trattandosi di una donna, risalta l’aspetto della violenza sessuale, e l’azione di Phoolan come voce di coraggio femminile là dove l’oppressione ha ridotto l’uomo al silenzio.
Oggi ci proponiamo di rinnovare la memoria di questa giovane ragazza costretta a imbracciare un fucile, riconoscendo l’utilità di raccontare quella predestinazione al dolore e quella rivendicazione del diritto individuale e collettivo che ha radici profonde anche nell’epica della nostra cultura.


