10/10/07 - 14/10/07 21:30
?
Teatro Sotterraneo [Firenze]
Post-It

con Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri

Post-it
(durata 50 min.)



creazione collettiva Teatro Sotterraneo
in scena Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli, Claudio Cirri
elaborazione drammaturgica Daniele Villa
assistenza tecnica Alessandro Ricciardelli, Marco Santambrogio
realizzazione scene Camilla Garofano, Giovanna Moroni
col sostegno di Teatro Studio di Scandicci - Scandicci Cultura
in collaborazione con Teatro della Limonaia
coproduzione drodesera>Centrale Fies

Un volume cubico neutro, metri 5x5. Una guaina di teli neri. Quattro performers che aggrediscono la scatola teatrale da tagli e aperture. Partendo dalla formula svelare occultando Teatro Sotterraneo imposta un funerale consapevole di stare sulla scena, una catena di montaggio che va dalla produzione all’imballaggio fino allo smaltimento, presentazione scenica che offre e poi rimuove, impacchetta, mette via cose e persone. Post-it agisce per sottrazione: l’azione all’azione, il parlato al parlato, le cose alle cose, un sistema di frammentazioni entro cui i corpi agiscono in modo costretto – dagli spazi, dai materiali, dall’obiettivo di togliersi.
Post-it è un recesso, un dimenticatoio dove cercare e verificare ogni possibile Fine: nel consumo di oggetti, nell’esaurirsi di un discorso o di una partitura, nell’assenza che prelude sempre e comunque al ritorno.


Post-it, frullato di quotidiano al cubo - Castiglioncello
Teatro di taglio, che sbuca dalle fessure di un sipario, che saltella festoso e si specchia nei suoi doppi: la sorpresa di Inequilibrio 07, decima edizione del Festival di Castiglioncello, è Teatro Sotterraneo, giovanissima compagnia fiorentina con Post-it. Post-it, sguardo bizzarro dietro e davanti le quinte, incursione eccentrica sul senso della fine. Intanto, la formazione: non gerarchica, in orizzontale – quattro performer più uno, il dramaturg – da collettivo di ricerca anni Settanta ripitturato di fresco. Procedono (per ora) tutti insieme, in ordine sparso d’apparizione. Incrociando traiettorie, in questa delizia d’ingranaggio che è Post-it, nel fare e disfare visioni all’interno di un cubo nero di cinque metri per cinque. Sono di poche parole, abbreviate possibilmente e veloci come negli sms, surreali come un cartoon, e come i personaggi dei fumetti, indistruttibili anche quando esplodono e le frattaglie si spargono sul palcoscenico. Niente dramma, siamo contemporanei: una spazzatina per ripulire, una spruzzatina di teoria, tecnica e menzogna delle comunicazioni di massa e la scena nel cubo torna nera come prima. Sono smaliziati questi “Sotterranei”, che si muovono come fumetti ma si portano dietro tutto il disincanto degli adulti. Il bla-bla delle dichiarazioni, le formule vuote da linguaggio pubblicitario. Tutto viene frullato e siglato in un post-it ideale, un cumulo di dettagli che riassumono una vita e la sua conclusione, un funerale a turno, il senso della fine chiesto per telefono al primo che capita. Cosa resterà di noi? Una foto scattata sul vuoto. Tremate spettatori, una risata lugubre vi sotterraneerà.
Rossella Battisti da “L’Unità”, 29 luglio 2007
Viaggio in Italia
«Di grande gioia per l'intelligenza e l'ironia dello spettatore è anche Post-it del giovane gruppo Teatro Sotterraneo, già segnalatosi al Premio Scenario, che anche qui porta la sua notevole freschezza interpretativa, piena di lucida consapevolezza teatrale. [...] La narrazione in senso classico non esiste, lo spazio scenico asettico, rivestito da tagli e aperture, è attraversato continuamente dai quattro attori e anche quello che si immagina fuori è allo stesso modo importante. Il tema costante è il sentimento del/della fine riproposto in mille modi in un gioco al consumo che vive di opposti di pieni e di vuoti, di svelamenti e di occultamenti. L'ironia pervade ogni cosa ed ogni cosa non vuole spiegare niente ma lo spettatore inspiegabilmente è coinvolto in un gioco di rimandi assai stimolante di divertita e divertente teatralità».
Mario Bianchi da www.eolo-ragazzi.it
Post-it regala un’ora esilarante e dissacratoria
«Quello a cui ha assistito il pubblico di mercoledì sera a Primavera dei Teatri 2mila7 è stato un bell’esempio di teatro di movimento sorretto da una trascinante freschezza ed originalità. I giovanissimi attori del collettivo fiorentino Teatro Sotterraneo con Post-it hanno regalato al festival un’ora di puro divertimento fatta di trovate sceniche a getto continuo, gag esilaranti e dissacratorie [...]. Salgono le luci a illuminare la scena, un enorme scatola nera, vuota, e su di essa, Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli e Claudio Cirri, corpi impazziti in un movimento che supera ogni barriera fisica e non. 8
Irriverente e grottesco dotato di uno stile tutto suo Post-it è una continua e raffinata partita fra attori e pubblico, fra realtà e finzione, in un crescendo di ritmo e complicità fino alla Fine. La scatola nera si riempie di corpi che appaiono e si smaterializzano, sottraendosi alla realtà conosciuta, e di oggetti, tanti, tantissimi, i più disparati, che, confusamente sono essi stessi la scena; si riempie e si svuota del quotidiano e le sue modernità, con le trame dei film svelati e i telefonini onnipresenti, in un amalgama di visionario e surreale impatto scenico. Post-it è tutto e niente, è una corsa, un passaggio da e verso chissà dove. Verso una Fine? Ma la Fine di tutto che cosa è se non la Morte, che irrompe più volte sulla scena [...]. Si ride e di gusto con le continue trovate dei ragazzi del collettivo, affiatati e bravissimi [...]. Entrate ed uscite, provocazione e caos, molta azione e poche parole, costruzione e destrutturazione, in una sola parola la Fine, che arriva sottovuoto, avvolta in un asettico, enorme, cellophan. Che dire di più se non un invito a vedere lo spettacolo, che merita davvero, e a seguire l’idea di teatro divertente e folgorante che Teatro Sotterraneo cesella in scena con chiarezza e lucidità espressiva».
Domenico Donato da “Il quotidiano della Calabria”, 8 giugno 2007

Primavera dei teatri 2007: un panorama e sette primi piani
«Proviamo a scattare 7 foto ricordo, le più nitide e luminose, rimaste impresse a chi ha avuto la possibilità di seguire interamente il festival. […] Foto n.3: Post-it, quattro giovani in un cubo. Una delle sorprese più piacevoli del festival, i quattro giovani interpreti di Post-it, creazione collettiva di Teatro Sotterraneo. Un cubo nero di metri 5 x 5 attraversato, tagliato, percorso incessantemente da questi quattro corpi con ammirevole precisione e pulizia del gesto teatrale. Uno spettacolo difficile, se non impossibile, da spiegare: parola pressoché assente, quasi una performance di un’ora giocata sul labile percorso della filiera di produzione, imballaggio e smaltimento dell’individuo. Un funerale lucido, consapevole, pieno di ironia sulla nostra quotidianità spesso assurda, fredda, e comunque unidirezionale».0
Gaetano Tramontana da www.quicalabria.it
Vangando la terra del teatro.
«A Primavera dei Teatri [...] c'era spazio anche per una sana e legittima leggerezza [...] con le giocose geometrie surreali dei quattro giovani performer del gruppo fiorentino Teatro Sotterraneo».
Sara Chiappori da Diario n.25, 29 giugno 2007

Post-it. I lavori in corso per la produzione 2007
«Il Re è morto, viva il Re. Tutto muore proprio perché è vivo. Il messaggio è di speranza, verde e positivo, fresco come i four fabulos (+ uno). Ogni cosa si spezza, si sciupa, si sporca, si rompe, finisce, si sgonfia. E’ la vita che è morte o è la morte che non esiste senza vita. Anzi la morte è paradossalmente il punto, l’ultimo, l’estremo, della vita. La parola fine del romanzo che comunque occupa, ha un posto ben definito nell’ultima pagina. L’ultima creazione, perché di questo si tratta, non performance né piece né spettacolo né show ma idea e progetto messo in essere, dei Sotterraneo, Post-it, veleggia sullo sdrucciolevole impianto concettuale della fine spruzzato di leggera, velata e soffice ironia. Il terreno è pericoloso, per contenuto e per scelta stilistica, ma il collettivo fiorentino riesce con equilibrio da surfisti a destreggiarsi con cura, a rimanere, ritmati e felicemente scanditi, appesi al filo del gioco strutturato in caselle cesellate di trame ed orditi ben confezionati ed al contempo semplici e diretti. Il filtro è talmente ricamato da pizzi espressivi che finisce per risultare trasparente, carta velina, un “pizzino” che ci instrada senza strizzate d’occhio. C’è la materia e c’è il sogno, spot da metafisica dechirichiana ed un continuo gioco sotteso instaurato tra pubblico e attori sulla lama scivolosa in bilico tra verità ed inganno svelato, tra le falsità vere e le realtà montate ad arte. La scena è una sezione di cubo, quella del logo, vivisezionata da imeni e sottili aperture, tagli alla Fontana. E’ il divenire e la trasformazione, in uno scorrimento rapido di vuoti e pieni, di dentro e fuori, di entrate ed uscite in coreografie sincronizzate, di pezzi e spezzoni, di teste e corpi, di scissioni e dimenticanze. Una messinscena saldamente politica, e frustante, quando, esilarante e grottesco, scuola Kinkaleri e frammenti di Sagna, un corpo dietro le quinte viene dilaniato da una bomba a mano - segno dei tempi - tic tac della modernità. Frattaglie ed interiora, Iraq, Afghanistan o Palestina, volano sul pavimento mentre con cadenza tutta burocratico militaresca e rassicurante, impasto guerreggiante e televisivo, politicamente corretto, convincente ed equidistante, si camuffa la morte, che di per sé è semplice e pulita, con mille nuvole alchemiche dialettiche e menzognere. Si continua a ridere di gusto con la gag del morto che imbecca il discorso di commiato ad un parente piangente come suggeritore nella buca teatrale nella finzione della rappresentazione rituale. Tutto è rifiuto, tutto è destinato a finire. Quindi a continuare».
Tommaso Chimenti da www.scanner.it

Post-it: appunti per uno spettacolo
«Un’ora succulenta di “visual theater” contemporaneo da gustare tutto d’uno fiato: un morso di humor sul momento, un messaggio lanciato e strappato subito dopo, che non si incolla né mette radici: il pubblico sorride e gradisce. Post-it, metafora incellophanata di un quotidiano straniante e occultante, figlio della fugacità postmoderna, è il progetto che Teatro Sotterraneo (quintetto di ricerca teatrale) ha presentato nei giorni scorsi alla Limonaia di Sesto Fiorentino [...]. Sommo protagonista è lo spazio, nero e delimitato da teli penetrabili dove i corpi in movimento [...] sono mezzo, verbo e volume dell’espressività scenica. Il box-palco è un’incubatrice sperimentale abitata da personaggi, che un po’ recitano se stessi e un po’ si fanno voci di un coro unanime, sottraendosi e mai svelandosi fino in fondo (mezzi busti, una gamba, un pezzo di braccio, discorsi interrotti) senza conoscere un compimento. Gli oggetti, numerosi in scena, partecipano al quadro scenico-materico – sembra di essere nell’Arbeitstish di Daniel Spoerri [...]. Si impacchetta per poi togliere carta e imballaggi, in una non curante rimozione placida che si fa assurdo comico. Si sdrammatizza su tutto mentre sono in corso sul palco dei lavori di manutenzione: funerali, interiora che sanguinano sul pavimento, un processo alle trame del cinema, alla pubblicità e alla telefonia. Tutto sembra non toccare i giovani big Sotterranei, di nome ma non di fatto, che anche stavolta se la cavano alla grande senza sforzi per emergere: la realtà, al solito, è fonte d’ispirazione, nella sua eterna crociata al consumo, spreco e disuso, spremuta fino all’eccesso, imbalsamata e poi riportata all’uso. Il risultato è un fermo-immagine di sketch spontanei dove la parola è solo un vezzo. Anche sul finale sottovuoto si lascia correre: del cellophane e del suo cadavere si fa tutto un monte. Apologia dell’assenza o dello straniamento provocato da essa? Entrambi».

Miriam Monteleone da www.eartmagazine.com

0 categorie assegnate a questo evento:

vedi tutte le categorie