29/05/07 - 03/06/07 21:30
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kitèmmùrt

(amleto atto V scena II)



uno spettacolo di e con
Gaetano Ventriglia
luci e scene Gaetano Ventriglia e Thomas Romeo
una produzione malasemenza, Teatro del Porto, Teatro di Buti

“ Orazio… Orà! Orazio!… Orà!! Orazzio!!! Efèss’ e ckè bell’amico ckè tengo: atto quinto, scena seconda – fra poco devo morire – e quìste ancòra nun se fàce avvedè …! “

Due mucchietti di terra smossa e un sipario rosso sul fondo delimitano lo spazio in cui in cui il vostro eroe si agita, disadattato e postumo ( fucked up, come scriveva Shakespeare negli appunti preparatori ), fingendo di credere al dolore che davvero sente. La sua ironia è andata a male. Adesso è davanti a voi, come vedete; anche lui adesso vi vede.
Visto da qui, tra terra e cielo, il mondo là fuori fa un pò schifo; ma insomma ad ogni modo mio padre si è messo in cammino per raggiungermi : è entrato dritto in scena, sotto la luce; io stavo facendo proprio questo spettacolo. Dopo un attimo di stupore, ho continuato : the show must go on, come diceva Shakespeare. Tanto prima o poi sempre deve finire ( come aggiungeva subito dopo ).
“ Che poi domani, che vi trovate parlando con gli amici nei locali, allora potete raccontare quello che avete visto e sentito stasera, ma… senza impegno, eh! Domani, domani… che vi trovate parlando…allora…domani, domani, domani… “




RASSEGNA STAMPA

Sulla scena di kitèmmùrt, brulicante come un presepe e vuota come un deserto, l’attore padroneggia il disagio fino ai limiti del virtuosismo tecnico.

Quella corrente di disagio fisico, di inadeguatezza esistenziale che traversa come un campo elettrico il teatro di Gaetano Ventriglia, interrotta dai bruschi corto circuiti della visione – e dagli altrettanto bruschi ritorni dell’attore al proprio smarrimento sulla scena – il mite, donchisciottesco furore dei suoi personaggi, sempre pronto a rovesciarsi in autodistruttiva comicità, formano il ritratto di una generazione “anti-edipica” che è tra le poche a non aver banalizzato l’assenza o la colpa dei padri.
“ Magma da riordinare “, tragedia sempre da scrivere, l’Amleto si presta alla prova o alla confessione. Ventriglia unisce l’une e l’altra: dice se stesso dissimulandosi nella recita ( come il Principe di Danimarca ) e afferma un teatro come luogo in cui la verità, messa tra due specchi, perde la bussola e si moltiplica.
Attilio Scarpellini – Lettera 22, 17/11/2005

Kitèmmùrt, scampolo di un Amleto in dialetto foggiano che Gaetano Ventriglia,compagno di viaggio agli esordi di Ascanio Celestini nel pasoliniano Cicoria, ha presentato recuperando in maniera personalissima il Sud e le farse tragiche di Leo De Berardinis.

Nico Garrone – La Repubblica, 31/7/2006


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