“ara dolce estremo datteri ensamble contemporaneo”
presenta
con Angelo Cianfoni e Emanuela Pagnanelli strumentisti compositoripresenta
Egmont – concerto teatro
BODYSHOT corpo e movimento – II EDIZIONE
musica e coro Stefano Giannini, Maurizio Bisecco e Alessandro Garofolo
Egmont:
concerto teatro per un primo studio musicale da darsi tutto in immediata creatività sonoro musicale
Eppur….sono molti poeti… che frequento… primo fra tutti …non so…amor …amor…
E che vengano a darci sinfonie questi mezzi di elettronico facere…arrangiarli nelle grandi orchestre.. come s’arrangia un clarinetto.. una tuba…una chitarra…una voce…plasmiamoli fronte alta ai nostri sogni… che sono mostri nella testa…
Robert Schuman: “mi muovo in questo vuoto che un anziano Listz ha marchiato…dissolto…silenzio…”
“Perché ci tocca dentro, mi tocca in fondo, questa ricostruzione sanità del teatrino dei giochi delle favole dell’estraneo…dello eccesso dello falso…del dormi veglia dormi veglia dell’astante… ne sincerità, ne accelerata emotività del cuore che batte…
Ci, e mi tocca nella storia, riconquistarmi una scena… …
A denti stretti!
Ho rivisto, ri-frequentato questo dramma, l’Egmont, ritratto eroico di Goethe dalla versione e rielaborazione italiana per concerto, andata in canto nel 1983 in Santa Cecilia, Roma.
Mi sono, caldo nel vizio, da eroe, immedesimato in questa scrittura, come un arciere veloce che picchia sui propri dardi scagliati a mille e mille più all’ora, al secondo…lo reso quasi un melodramma invisibile… contemporaneo, alla Sciarrino, ”luci mie traditrici che tanto albergate in questa sosta del mio cuore” un Dalla Piccola d’improvviso, seguendo un po’ le divagazioni estetico musicali del Pierre Boulez: “che la musica sintetico elettronica si confonda con la strumentale in unico eloquio sinfonico…”
Sempre tenendo presente la sottrazione, santa (notasi che il concetto di sottrazione adattamento poesia, è più antico del teatro italiano all’antica…mattatore imita mattatore si confronta con i suoi stessi mezzi o armi…si ricordino, fanciulli miei, le grasse rivisitazioni fine ottocento che i mattatori all’antica si ricucivano addosso..etc…i finali, le morti…amputazione di personaggi… studiare…)
ho ridotto a due voci questo dramma della libertà…un Egmont quasi ecologista ne ho scovato tra i versi…
Chiarina ed Egmont divisi dalla nefasta storia dei principi, del comando dell’eterno sconforto conquista sempre attuale… come dire un amore che va a puttane, puttane ste guerre, puttane e troie ste paci, insomma…
Nella scena dico non c’è immagine! via l’immagine!
Oggetti spettacolo scena, corpi memorie… gettati in proskenia come un troppo ingombro, egocentrica presenza istrionica, ma dall’attore al trovarobato estetico, allo riconoscimento, alla firma…alli strumentisti cori…etc…
Un chi fa chi perduto nel vuoto eterno, immediato, della scenae dello spazio.
Basta! Col messaggio di provincia…sei Gozzano…punto interrogativo? Guido, chi sei tu dagli occhi di Farmacista.. Basta! vista tutta nostra epoca in apparenza, è inutile continuar lo sdarsi, dare spettacoli teatro, soprattutto col ghigno insincero della serietà…della professione, sti attori politici… mi ferisco e ferisco…voglio..
buttiamo giù ponti e passerelle e gesti…e… e bravure… ristoriamoci di noi…inattuali sempre… sotto braccio con morti più vivi dei vivi insomma…le grandi storie, della letteratura, del teatro, della musica, la fanno scrivono veramente in pochi… vedi è quando li studi sti musici teatranti letterati et filosofi li ascolti che pare che ti lasciano dentro un alterità…un sasso…un masso? Che chi sa quando lo rivomiteria fora, in un chi sa dove vattelapesca…. Un cordoglio…dia logos
La follia o fisicofollia c’è cara, come la stessa mano che al parto nostro ci ha partoriti…
Chiudiamoci, a lucchetti in trittici di tre per tre, noi tutti, dietro il sipario, e diamoli sti resti di teatro al pubblico smarrito, è si! Che si vuole insegnare a chi non è insegnato ad apprendere! Essere dentro presi…l’animale chiuso dentro sviolinava l’Olimpieri Marco…
Perché! Quando si studia una autore non ce travia la vita sto studio? Ce la sventra sta vita! senno che studio è ! mi cangia puro lo andare al bagno!
È un peccato, è un peccato si poteva matar da mattator la scena, declamarli questi versi tronfi, rappresentarli in bel velluto…ma i conti con se stessi bisogna faaaaar! È troppo, veramente, è troppo facile, saltare al minatore della sua stessa mina…èèèèèèè!
Forse tra qualche anno ci ri-daremo in teatro in bella posa … sono orfano di mondo!
Rovisto rovisto rovisto… E quanto è lontano lo mio spirito dall’Italya…dalle cose…dello caso di casa nostra.
Hai! Duro crudel strazio…! È sangue…!
…ma…per ora la musica sola che sola può rinvigorire di splendida luce questo grigiore della materia grigia…annebbiata in uso domestico… nel buio…
La musica concerto, sine tempo, adesso, unica che porta in se tutto, abbraccia tutto, svincolata a sistemi pregiudiziali ti guida stona all’incanto e, comunicativa dalli più alti toni…te scote come si puote sto corpo cervello… musica…simultanea…tutta insieme…
Veniamo a dir, adunque, con questo nostro concertino innanzi, aggiustato, accordato, in qualche incontro di prova, che non siamo d’accordo, che tutto, torni ad esser miglior memoria, la coscienza storica appunto me la cucino dentro… via la cronaca l’attualità il contemporaneo di riflessione di messaggio, è si! È giusto… basta drappeggiarsi…il teatro è il luogo dell’altro dove appunto l’altro accade chi sa dove chi sa dove e, piove, sulle tamerici salmastre ed arse … chi sa dove, chi sa dove…e tu vedi… chi sa cosa, chi sa dove…odi?... la pioggia cade è caduta, ricade, è caduta…la filosofia…è l’unico dialogo intra i secoli tempo …filo sò fè”
E che vengano a darci sinfonie questi mezzi di elettronico facere…arrangiarli nelle grandi orchestre.. come s’arrangia un clarinetto.. una tuba…una chitarra…una voce…plasmiamoli fronte alta ai nostri sogni… che sono mostri nella testa…
Robert Schuman: “mi muovo in questo vuoto che un anziano Listz ha marchiato…dissolto…silenzio…”
“Perché ci tocca dentro, mi tocca in fondo, questa ricostruzione sanità del teatrino dei giochi delle favole dell’estraneo…dello eccesso dello falso…del dormi veglia dormi veglia dell’astante… ne sincerità, ne accelerata emotività del cuore che batte…
Ci, e mi tocca nella storia, riconquistarmi una scena… …
A denti stretti!
Ho rivisto, ri-frequentato questo dramma, l’Egmont, ritratto eroico di Goethe dalla versione e rielaborazione italiana per concerto, andata in canto nel 1983 in Santa Cecilia, Roma.
Mi sono, caldo nel vizio, da eroe, immedesimato in questa scrittura, come un arciere veloce che picchia sui propri dardi scagliati a mille e mille più all’ora, al secondo…lo reso quasi un melodramma invisibile… contemporaneo, alla Sciarrino, ”luci mie traditrici che tanto albergate in questa sosta del mio cuore” un Dalla Piccola d’improvviso, seguendo un po’ le divagazioni estetico musicali del Pierre Boulez: “che la musica sintetico elettronica si confonda con la strumentale in unico eloquio sinfonico…”
Sempre tenendo presente la sottrazione, santa (notasi che il concetto di sottrazione adattamento poesia, è più antico del teatro italiano all’antica…mattatore imita mattatore si confronta con i suoi stessi mezzi o armi…si ricordino, fanciulli miei, le grasse rivisitazioni fine ottocento che i mattatori all’antica si ricucivano addosso..etc…i finali, le morti…amputazione di personaggi… studiare…)
ho ridotto a due voci questo dramma della libertà…un Egmont quasi ecologista ne ho scovato tra i versi…
Chiarina ed Egmont divisi dalla nefasta storia dei principi, del comando dell’eterno sconforto conquista sempre attuale… come dire un amore che va a puttane, puttane ste guerre, puttane e troie ste paci, insomma…
Nella scena dico non c’è immagine! via l’immagine!
Oggetti spettacolo scena, corpi memorie… gettati in proskenia come un troppo ingombro, egocentrica presenza istrionica, ma dall’attore al trovarobato estetico, allo riconoscimento, alla firma…alli strumentisti cori…etc…
Un chi fa chi perduto nel vuoto eterno, immediato, della scenae dello spazio.
Basta! Col messaggio di provincia…sei Gozzano…punto interrogativo? Guido, chi sei tu dagli occhi di Farmacista.. Basta! vista tutta nostra epoca in apparenza, è inutile continuar lo sdarsi, dare spettacoli teatro, soprattutto col ghigno insincero della serietà…della professione, sti attori politici… mi ferisco e ferisco…voglio..
buttiamo giù ponti e passerelle e gesti…e… e bravure… ristoriamoci di noi…inattuali sempre… sotto braccio con morti più vivi dei vivi insomma…le grandi storie, della letteratura, del teatro, della musica, la fanno scrivono veramente in pochi… vedi è quando li studi sti musici teatranti letterati et filosofi li ascolti che pare che ti lasciano dentro un alterità…un sasso…un masso? Che chi sa quando lo rivomiteria fora, in un chi sa dove vattelapesca…. Un cordoglio…dia logos
La follia o fisicofollia c’è cara, come la stessa mano che al parto nostro ci ha partoriti…
Chiudiamoci, a lucchetti in trittici di tre per tre, noi tutti, dietro il sipario, e diamoli sti resti di teatro al pubblico smarrito, è si! Che si vuole insegnare a chi non è insegnato ad apprendere! Essere dentro presi…l’animale chiuso dentro sviolinava l’Olimpieri Marco…
Perché! Quando si studia una autore non ce travia la vita sto studio? Ce la sventra sta vita! senno che studio è ! mi cangia puro lo andare al bagno!
È un peccato, è un peccato si poteva matar da mattator la scena, declamarli questi versi tronfi, rappresentarli in bel velluto…ma i conti con se stessi bisogna faaaaar! È troppo, veramente, è troppo facile, saltare al minatore della sua stessa mina…èèèèèèè!
Forse tra qualche anno ci ri-daremo in teatro in bella posa … sono orfano di mondo!
Rovisto rovisto rovisto… E quanto è lontano lo mio spirito dall’Italya…dalle cose…dello caso di casa nostra.
Hai! Duro crudel strazio…! È sangue…!
…ma…per ora la musica sola che sola può rinvigorire di splendida luce questo grigiore della materia grigia…annebbiata in uso domestico… nel buio…
La musica concerto, sine tempo, adesso, unica che porta in se tutto, abbraccia tutto, svincolata a sistemi pregiudiziali ti guida stona all’incanto e, comunicativa dalli più alti toni…te scote come si puote sto corpo cervello… musica…simultanea…tutta insieme…
Veniamo a dir, adunque, con questo nostro concertino innanzi, aggiustato, accordato, in qualche incontro di prova, che non siamo d’accordo, che tutto, torni ad esser miglior memoria, la coscienza storica appunto me la cucino dentro… via la cronaca l’attualità il contemporaneo di riflessione di messaggio, è si! È giusto… basta drappeggiarsi…il teatro è il luogo dell’altro dove appunto l’altro accade chi sa dove chi sa dove e, piove, sulle tamerici salmastre ed arse … chi sa dove, chi sa dove…e tu vedi… chi sa cosa, chi sa dove…odi?... la pioggia cade è caduta, ricade, è caduta…la filosofia…è l’unico dialogo intra i secoli tempo …filo sò fè”
Da “Frammenti…di discorsi…”
Angelo Cianfoni.
Astu-neon
“La Città nuova”
(Br) Puglia.
11-04.-07.
Angelo Cianfoni.
Astu-neon
“La Città nuova”
(Br) Puglia.
11-04.-07.
Ringraziando coloro i quali mi hanno dato questa possibilità di produrmi in questo concerto…
Grazie …
Grazie …


