“Residui Teatro” presenta
Almas
ALina e MASina sono scomparse

opera di teatro-danza con gli elastici liberamente ispirata a Lejana di Julio Cortàzar
di Antonella D'Ascenzi e Pasquale Marino
con Antonella D'Ascenzi
regia Gregorio Amicuzi
all'interno di Y - l'altra incognita
Ogni anno scompaiono tre milioni di donne dall’anagrafe. E’ come se non fossero mai nate. E’ il più grande genocidio della storia, ma nonostante questo le donne al mondo sono più degli uomini. Fa paura, vero? Questo proliferare incessante del sesso debole, nonostante tutto.
Chi è che entra in scena per raccontare questa storia? E’ Alina, Masina o una qualsiasi donna che ama vendere parole e storie? Di sicuro, è una che ha conosciuto le scomparse, una strana genealogia di cui Teresa è la capostipite. Teresa lascia la sua terra, un piccolo paese al confine tra Lazio e Abruzzo ed emigra in Argentina; lei cambierà il suo nome a causa di Dio e degli uomini che seguono la sua legge. Poi arriva Alina Reyes, la nipote, nata in Argentina negli anni venti, prima generazione di questa famiglia. Fin da subito, la sua educazione è influenzata dalle regole, dalle convenzioni e dai doveri dell’essere figlia, madre e moglie.
In questa storia all’improvviso c’è un cortocircuito: una donna di nome Masina che vive dall’altra parte del mondo le parla, si racconta, entra nella routine di Alina fino a vivere dentro di lei. E’ il primo segno di follia o quella donna esiste veramente? Alina condivide esperienze con Masina, il sapore della sua esistenza, le solitudini e la sua inconsapevole magia. Condivide anche la violenza perché Masina è quella che come lei no es reina e vaga chissà dove. Alina si perde in lei per avvertire all’improvviso un desiderio di fare qualcosa soltanto per se stessa - l’altra. Così inizia il viaggio di Alina per cercarla e un matrimonio di comodo che le permette di viaggiare.
Il viaggio porta le due donne nell’Italia del dopoguerra, nell’Argentina del golpe del ’76 e tocca il dramma dei desaparecidos: momenti storici difficili sono messi a confronto attraverso le piccole storie quotidiane; sono scenari in cui le due donne prendono coscienza di quello che sono veramente - reinas nonostante tutto. La solidarietà, l’incontro e la condivisione d’esperienze amare sono les almas di questa storia, le anime: da qui il titolo Almas, semplice contrazione e fusione dei loro nomi.
Liberamente ispirato a Lejana, racconto di Julio Cortàzar, Almas tocca tre generazioni di donne tra Italia, Argentina e Francia, in cui l’una cerca l’altra per ritrovare se stessa.
Lo spettacolo mescola le immagini della scrittura cortàzariana con le memorie popolari dell’Italia centrale e la dittatura argentina del generale Videla del 1976.
Ma Almas è anche una riscrittura che parte prima di tutto da personaggi femminili, come Lucìa detta la maga de Il gioco del mondo di Cortàzar, la Teresa di Alejandro Jodorowsky e le spaesate protagoniste dei monologhi di Franca Rame. Personaggi femminili che si raccontano al di là dell’essere figlia, moglie e madre.
Ogni anno scompaiono tre milioni di donne dall’anagrafe. E’ come se non fossero mai nate. E’ il più grande genocidio della storia, ma nonostante questo le donne al mondo sono più degli uomini. Fa paura, vero? Questo proliferare incessante del sesso debole, nonostante tutto.
Chi è che entra in scena per raccontare questa storia? E’ Alina, Masina o una qualsiasi donna che ama vendere parole e storie? Di sicuro, è una che ha conosciuto le scomparse, una strana genealogia di cui Teresa è la capostipite. Teresa lascia la sua terra, un piccolo paese al confine tra Lazio e Abruzzo ed emigra in Argentina; lei cambierà il suo nome a causa di Dio e degli uomini che seguono la sua legge. Poi arriva Alina Reyes, la nipote, nata in Argentina negli anni venti, prima generazione di questa famiglia. Fin da subito, la sua educazione è influenzata dalle regole, dalle convenzioni e dai doveri dell’essere figlia, madre e moglie.
In questa storia all’improvviso c’è un cortocircuito: una donna di nome Masina che vive dall’altra parte del mondo le parla, si racconta, entra nella routine di Alina fino a vivere dentro di lei. E’ il primo segno di follia o quella donna esiste veramente? Alina condivide esperienze con Masina, il sapore della sua esistenza, le solitudini e la sua inconsapevole magia. Condivide anche la violenza perché Masina è quella che come lei no es reina e vaga chissà dove. Alina si perde in lei per avvertire all’improvviso un desiderio di fare qualcosa soltanto per se stessa - l’altra. Così inizia il viaggio di Alina per cercarla e un matrimonio di comodo che le permette di viaggiare.
Il viaggio porta le due donne nell’Italia del dopoguerra, nell’Argentina del golpe del ’76 e tocca il dramma dei desaparecidos: momenti storici difficili sono messi a confronto attraverso le piccole storie quotidiane; sono scenari in cui le due donne prendono coscienza di quello che sono veramente - reinas nonostante tutto. La solidarietà, l’incontro e la condivisione d’esperienze amare sono les almas di questa storia, le anime: da qui il titolo Almas, semplice contrazione e fusione dei loro nomi.
Liberamente ispirato a Lejana, racconto di Julio Cortàzar, Almas tocca tre generazioni di donne tra Italia, Argentina e Francia, in cui l’una cerca l’altra per ritrovare se stessa.
Lo spettacolo mescola le immagini della scrittura cortàzariana con le memorie popolari dell’Italia centrale e la dittatura argentina del generale Videla del 1976.
Ma Almas è anche una riscrittura che parte prima di tutto da personaggi femminili, come Lucìa detta la maga de Il gioco del mondo di Cortàzar, la Teresa di Alejandro Jodorowsky e le spaesate protagoniste dei monologhi di Franca Rame. Personaggi femminili che si raccontano al di là dell’essere figlia, moglie e madre.


