DRAMORAMA nuovi approcci alla drammaturgia – II edizione
con Gabriella Rusticali
Mattinastra
Appunti per Morte come inizio
soggetto: Gabriella Rusticali
testi: Azzurra D'Agostino

che anche quello stare nel solco del sangue
era amore anche quello stare
era amore anche quello stare
Il primo giorno, il giorno dopo un dolore profondo, con quel senso che la vita vada avanti, sempre e comunque, che risorga come una Fenice, non sempre si mostra come un momento di grazia, ma talvolta obbliga a uno sforzo di umiltà e di riflessione sul senso stesso della vita, dello stare qui. Questa dunque è la mattinastra, il giorno della grande sfida, che pretende la morte come elemento di vita.
Guida il mistero, l’intuizione del sacro: ciò che è nascosto e che non si comprende.
Il nodo centrale di questo lavoro è il suo nascere e svilupparsi come un percorso, una ricerca che prevede più tappe e una continua apertura a nuove domande; è l’adozione della crisi come punto di partenza.
L’incontro di tre mondi autonomi (la fisicità concreta dell’attore, la levità della parola poetica e l’esigenza di uno sguardo esterno) ha permesso di fondare un terreno comune in cui l’uno nutre e completa l’altro, ma senza alcuna pretesa definitoria o risolutiva.
Queste tre parti si sono interrogate sul senso di spaesamento, rabbia e dolore che la vita, nel suo fluire continuo e a volte oscuro, può provocare.
Il lavoro è partito inizialmente dal confronto con vari autori, per poi scoprire una vicinanza con alcuni frammenti de “’l mal dé fiori-poema” di C. Bene, in cui la parola scritta prende vita nell’oralità e riesce in parte a esprimere il caotico dolorante vitale mondo umano. Da questo e intorno a questo si snocciola questo unico poema, dove la scrittura è stata modellata e pensata intorno alla voce e al corpo dell’attrice. La parola dunque, quale ponte, si alza in impennate poetiche che alludono all’indicibile, per poi ritornare nell’impasto carnale di un suono libero, istintivo, che prende forma in un dialetto sporco, sanguigno, che riporta nel qui-e-ora da cui comunque tutto parte.
Guida il mistero, l’intuizione del sacro: ciò che è nascosto e che non si comprende.
Il nodo centrale di questo lavoro è il suo nascere e svilupparsi come un percorso, una ricerca che prevede più tappe e una continua apertura a nuove domande; è l’adozione della crisi come punto di partenza.
L’incontro di tre mondi autonomi (la fisicità concreta dell’attore, la levità della parola poetica e l’esigenza di uno sguardo esterno) ha permesso di fondare un terreno comune in cui l’uno nutre e completa l’altro, ma senza alcuna pretesa definitoria o risolutiva.
Queste tre parti si sono interrogate sul senso di spaesamento, rabbia e dolore che la vita, nel suo fluire continuo e a volte oscuro, può provocare.
Il lavoro è partito inizialmente dal confronto con vari autori, per poi scoprire una vicinanza con alcuni frammenti de “’l mal dé fiori-poema” di C. Bene, in cui la parola scritta prende vita nell’oralità e riesce in parte a esprimere il caotico dolorante vitale mondo umano. Da questo e intorno a questo si snocciola questo unico poema, dove la scrittura è stata modellata e pensata intorno alla voce e al corpo dell’attrice. La parola dunque, quale ponte, si alza in impennate poetiche che alludono all’indicibile, per poi ritornare nell’impasto carnale di un suono libero, istintivo, che prende forma in un dialetto sporco, sanguigno, che riporta nel qui-e-ora da cui comunque tutto parte.


