15/03/07 - 31/03/07 21:30
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D’AGOSTINO_DE SUMMA_MORELLATO LAMPIS_CAPO TRAVE
DRAMORAMA

rassegna di nuovi approcci alla drammaturgia – II edizione

CALENDARIO SPETTACOLI
(seguono schede e immagini a fondo pagina)

da giovedì 15 a sabato 17 marzo
ore 21:30
Mattinastra
di: Azzurra D'Agostino
con: Gabriella Rusticali
[Bologna]

da martedì 20 a giovedì 22 marzo
ore 21:30
Selfportrait
d'amore la bocca, di odio la testa
di e con Oscar De Summa
[Brindisi]

da venerdì 23 a domenica 25 marzo
ore 21:30
Narciso's Party
di e con Rafaele Morellato-Lampis
[Firenze]

da martedì 27 a sabato 31 marzo
ore 21:30
La Festa della Regina
ideazione Compagnia Capo Trave
[Arezzo]

DRAMORAMA testi e immagini spettacoli




da giovedì 15 a sabato 17 marzo

ore 21:30
Mattinastra
Appunti per Morte come inizio

con Gabriella Rusticali

soggetto: Gabriella Rusticali
testi: Azzurra D'Agostino

che anche quello stare nel solco del sangue
era amore anche quello stare

Il primo giorno, il giorno dopo un dolore profondo, con quel senso che la vita vada avanti, sempre e comunque, che risorga come una Fenice, non sempre si mostra come un momento di grazia, ma talvolta obbliga a uno sforzo di umiltà e di riflessione sul senso stesso della vita, dello stare qui. Questa dunque è la mattinastra, il giorno della grande sfida, che pretende la morte come elemento di vita.

Guida il mistero, l’intuizione del sacro: ciò che è nascosto e che non si comprende.

Il nodo centrale di questo lavoro è il suo nascere e svilupparsi come un percorso, una ricerca che prevede più tappe e una continua apertura a nuove domande; è l’adozione della crisi come punto di partenza.
L’incontro di tre mondi autonomi (la fisicità concreta dell’attore, la levità della parola poetica e l’esigenza di uno sguardo esterno) ha permesso di fondare un terreno comune in cui l’uno nutre e completa l’altro, ma senza alcuna pretesa definitoria o risolutiva.
Queste tre parti si sono interrogate sul senso di spaesamento, rabbia e dolore che la vita, nel suo fluire continuo e a volte oscuro, può provocare.

Il lavoro è partito inizialmente dal confronto con vari autori, per poi scoprire una vicinanza con alcuni frammenti de “’l mal dé fiori-poema” di C. Bene, in cui la parola scritta prende vita nell’oralità e riesce in parte a esprimere il caotico dolorante vitale mondo umano. Da questo e intorno a questo si snocciola questo unico poema, dove la scrittura è stata modellata e pensata intorno alla voce e al corpo dell’attrice. La parola dunque, quale ponte, si alza in impennate poetiche che alludono all’indicibile, per poi ritornare nell’impasto carnale di un suono libero, istintivo, che prende forma in un dialetto sporco, sanguigno, che riporta nel qui-e-ora da cui comunque tutto parte.




da martedì 20 a giovedì 22 marzo
ore 21:30
Selfportrait
...d’amore la bocca, di odio la testa...

di e con Oscar De Summa

se tu fossi veramente qui
vedresti questo silenzio di madreperla
dentro l’urlo delle stanze del cuore
in me che sono calvario di colpa
e presto m’impiccherò
all’albero del bene e del male


Da sempre la follia resta argomento d’interesse e di fascino più che diffuso.
Molte sono infatti le scienze e le letterature che se ne sono occupate senza però riuscire mai ad arrivare sostanzialmente a nessuna conclusione definitiva che tolga dall’imbarazzo del potrebbe succedere a tutti. Ci sono sicuramente stati passi avanti rispetto alle tipologie, alle cause particolari scatenanti, a volte anche a terapie possibili, ma quasi sempre sono empirismi, fortunati o meno, che tentano la comprensione ma che rimangono alla catalogazione. Il dato fondamentale che si rivela è, forse ciò che appunto affascina, la frattura.
Attraverso questa frattura scopriamo, deduciamo, intuiamo spazi sconosciuti che la codifica e la
strutturazione dei comportamenti cosiddetti normali non ci permette ne di guardare ne tanto meno di
vivere: varcate le mura che cingono la città (la ratio) si apre l’orizzonte infinito, inizia la dismisura punita dagli dei, che l’uomo non è strutturato in modo di poter reggere tale dismisura. È lì che io mi sono affacciato, prendendo spunto dai telegiornali, che sempre più spesso ci raccontano di gente impazzita; nel caso specifico la storia è quella di un uomo che impazzisce, uccide la moglie e poi si uccide: è lì che mi sono affacciato cercando di attenermi strettamente ai fatti e solo per scoprire che i fatti non possono sottostare alla logica della narrazione o della cronaca. Per essere raccontati devono per forza attenersi ad una logica della sensazione: coinvolgere e stravolgere costantemente i livelli di percezione dei differenti sensi, per meglio corrispondere al reale del protagonista, ovvero l’attraversamento della frattura da cui non c’è più ritorno se non a patto di dimenticare.
Il linguaggio adoperato che non è il normale linguaggio parlato. Parte da un presupposto molto semplice: chi arriva a un atto di questo tipo lo fa per troppo o per troppo poco amore, chi arriva a un atto di questo tipo ha sicuramente in atto qualcosa che noi tutti chiamiamo malattia: ed è proprio mescolando in modo poetico questi due linguaggi che è nato un modo di parlare del protagonista di questa vicenda; si mettono insieme, si sposano le parole tecniche e specifiche dei medicinali con quelle dell’amor cortese.

Vivo
Dietro siepi d’emicrania
Vivo
Nella nevralgia del guadagnarsi il giorno
Uomo
Che combatte con la vanità degli antidolorifici
Che di giorno
Combatte con la sonnolenza dell’essere finestra di dio
Perché tutto ciò che è Dio ha un sapore stanco
Che di notte
Ha un buio che gli si gonfia dentro
Andare a dormire è come scendere in cantina
Dove l’immobilità è una profezia
E anticoagulante è il grido dell’anima





da venerdì 23 a domenica 25 marzo
ore 21:30
&
produzioneidee
presenta
Narciso’s Party

scritto diretto e interpretato da Rafaele Morellato Lampis

Narciso in persona dà una festa. Senza un apparente motivo invita un po' di gente a bere un drink a casa sua (il teatro stesso). Questa è l'occasione per parlare di sé, del padre Cefiso, la madre Liriope e del famoso Zeus. Narciso non ama che se stesso, è cinico e distante dalla realtà, ciononostante è contaminato dal mondo contemporaneo, conosce la tv, legge rotocalchi femminili cercando di capire le cose del mondo.
La sua quotidianità si limita a pochi avvenimenti: frequenta spesso un salone di bellezza ed ha un'intensa attività masturbatoria, checché ne dica Sigmund Freud, l'autoerotismo è la soluzione a tutti i problemi.
La ninfa Eco c'è, ma non si vede. Solo lei, forse, può liberare il protagonista dalla gabbia di se stesso...
Narciso è un superbo e malinconico giullare che, attraverso le parole e la musica si muove in uno spazio vuoto e consuma una leggenda vecchia come il mondo.
Lo spettacolo propone un'ilare aneddotica e attraverso il racconto, la musica e il gesto si propone di creare un piccolo dramma dalle atmosfere comico-poetiche.

Dopo la pièce ci sarà un drink e della musica.

Lo spettacolo, in anteprima nella chiesa sconsacrata dell'Angelo Mai a Roma, ha debuttato in giugno 2006 nell'ambito della rassegna Piccoli Fuochi al Teatro di Buti diretto da Dario Marconcini e ha replicato al Festival Internazionale di Amandola diretto da Marco di Stefano e Tanya Khabarova. Presente nelle rassegna –Ubu Settete- e –Dramorama- 2006 di Roma e al -Jack&Joe Theatre- di Adriano Miliani, Cerbaia –Fi-_.





da martedì 27 a sabato 31 marzo
ore 21:30

CapoTrave
LA FESTA DELLA REGINA

uno spettacolo di  Lucia Franchi e Luca Ricci
con Consuelo Battiston, Gianni Farina, Lucia Franchi
scena Enzo Fontana
regia Luca Ricci

con il contributo di Comune di Pieve Santo Stefano e Regione Toscana
e con la collaborazione di Provincia di Arezzo e Rete Teatrale Aretina

Guardando ai maestri del suono e della parola come Beckett e Pinter, è nata la messinscena de La Festa della Regina, uno spettacolo che ha nel linguaggio ironico e nella ricerca ritmica i suoi punti di forza. La scena è costituita da una curva di iuta che scende dal fondale al pavimento, da cui emergono certi “impachettamenti” grezzi, alla Man Ray o alla Christo, e una grande porta arancione, posta in verticale, concreto e insieme simbolico confine tra fuori e dentro.
La storia è ispirata a un ritaglio di cronaca apparso sulla stampa nazionale qualche anno fa.
In un imprecisato paese dove scompaiono misteriosamente molte donne, e dove da anni nessuno si sposa più, vivono tre sorelle che hanno progettato di aprire un negozio di abiti da sposa. Pensano che i matrimoni ricominceranno con l’apertura della loro impresa. Un postino, che non riescono mai a vedere, gli recapita da sotto la porta l’ennesima cartolina di un fratello che vive in Australia. Nessuna è uguale all’altra. Un giorno ricevono una comunicazione della banca: hanno i soldi necessari per aprire il negozio. Ma una delle tre decide che non è più interessata al progetto e vuole andarsene. Sparisce. Non si sa più dove sia. Poi, arriva una nuova cartolina che è stranamente uguale a una già ricevuta. E si va avanti fino alla fine di una storia fatta di scomparse e riapparizioni, che a volte può sembrare un giallo di provincia, altre è troppo surreale per non essere la metafora di un Paese senza più respiro, che va perdendo pietà, speranza e coscienza.
A dare corpo a questa visione tre attori che si relazionano tra loro in una lingua che è un impasto dei loro dialetti. Una delle attrici è anche co-autrice del testo e fondatrice della compagnia, gli altri due attori si sono formati lavorando col Teatro delle Albe di Marco Martinelli e collaborano con CapoTrave per la prima volta.

2 categorie assegnate a questo evento:

teatro rassegna

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