minimum fax
BOOK PARTY
“È FINITO IL NOSTRO CARNEVALE”
Arriva il secondo book party di minimum fax!
Un altro libro da festeggiare insieme!
alle 19,30 aperitivo con l’autore
dalle 21,30 dj set Oleg e Mamed
libro* + aperitivo con buffet in offerta a soli 10 euro
(*prezzo di copertina in libreria: 12,50 euro)
Un altro libro da festeggiare insieme!
alle 19,30 aperitivo con l’autore
dalle 21,30 dj set Oleg e Mamed
libro* + aperitivo con buffet in offerta a soli 10 euro
(*prezzo di copertina in libreria: 12,50 euro)


Fabio Stassi
È FINITO IL NOSTRO CARNEVALE
Romanzo
«Gente, rubare la coppa Rimet era uno sberleffo planetario alla dittatura. Almeno nelle mie intenzioni. E un richiamo romantico alla resistenza. Volevo scuotere il popolo brasiliano
e mettere in ridicolo le gendarmerie del pianeta. Togliere le utopie dalle teche e ridargli il significato che avevano perduto».
È finito il nostro carnevale è un romanzo picaresco ma anche il canto dolente alzato a un’epoca ormai conclusa. Il viaggio di Rigoberto Aguyar Montiel alla rincorsa della coppa Rimet attraversa così tutto il Novecento, dalla Parigi anni Venti alla Seconda Guerra mondiale, agli incontri con Orwell, Django Reinhardt, Hemingway e Vinicius de Moraes, sino alle dittature sudamericane degli anni Settanta, celebrando al ritmo di bossanova la fine del calcio come branca del romanticismo.
È FINITO IL NOSTRO CARNEVALE
Romanzo
«Gente, rubare la coppa Rimet era uno sberleffo planetario alla dittatura. Almeno nelle mie intenzioni. E un richiamo romantico alla resistenza. Volevo scuotere il popolo brasiliano
e mettere in ridicolo le gendarmerie del pianeta. Togliere le utopie dalle teche e ridargli il significato che avevano perduto».
È finito il nostro carnevale è un romanzo picaresco ma anche il canto dolente alzato a un’epoca ormai conclusa. Il viaggio di Rigoberto Aguyar Montiel alla rincorsa della coppa Rimet attraversa così tutto il Novecento, dalla Parigi anni Venti alla Seconda Guerra mondiale, agli incontri con Orwell, Django Reinhardt, Hemingway e Vinicius de Moraes, sino alle dittature sudamericane degli anni Settanta, celebrando al ritmo di bossanova la fine del calcio come branca del romanticismo.


